Lettera a Emma Bonino

Forse era troppo chiedere di essere felici senza riserve per due volte, quando la signora Aung San Suu Ki fosse liberata, e quando vincesse le elezioni. La seconda volta, la riserva riguarda l’esclusione dei rohingia e in genere le discriminazioni verso le minoranze musulmane, due
Cara Emma Bonino, forse era troppo chiedere di essere felici senza riserve per due volte, quando la signora Aung San Suu Ki fosse liberata, e quando vincesse le elezioni. La seconda volta, la riserva riguarda l’esclusione dei rohingia e in genere le discriminazioni verso le minoranze musulmane, due milioni e mezzo di persone, e altre minoranze etniche, cui la signora Suu si è piegata. Tu ti proponi, ho letto, di interrogarla sul punto la prossima volta che la incontrerai. Proviamo intanto a immaginare che cosa possa dirti: che prendere una posizione netta sui musulmani di Birmania – a cominciare dal riconoscerli come birmani – avrebbe minacciato la vittoria elettorale. Che le elezioni, le più libere eccetera, erano tuttavia sotto il condizionamento pesante della costituzione militare: che assegna ai militari il 25 per cento dei seggi, che esclude dalla presidenza persone che abbiano famigliari stranieri – cioé lei, la signora Suu- e che costringe dunque la possibilità di vincere e governare a un successo enorme, vicino al 70 per cento dei voti – che l’Nld di Suu Ki ha superato. E la tua amica, e nostra antica eroina, ti direbbe probabilmente che senza raggiungere quel successo non avrebbe potuto proporsi di affrontare anche la questione islamica, che è in realtà la questione del nazionalismo razzista dell’estrema buddista. Come al solito, c’è un vuoto fra i principii e i compromessi. Come al solito, difficile stabilire la dose, per così dire modica, di compromesso capace di non compromettere il principio. Buona fortuna.

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