Tutte le implicazioni nel conflitto fra Turchia e curdi

La Turchia di Erdogan ha scatenato una guerra “fino all’ultimo uomo” contro il Pkk curdo, e indirettamente contro l’intera minoranza curda del paese, che comprende forse più di 20 milioni di persone, e ha da giugno la forte rappresentanza parlamentare del partito Hdp.
Riassunto. Tutti hanno capito che il conflitto fra Turchia e curdi ha implicazioni enormi. La Turchia di Erdogan ha scatenato una guerra “fino all’ultimo uomo” contro il Pkk curdo, e indirettamente contro l’intera minoranza curda del paese, che comprende forse più di 20 milioni di persone, e ha da giugno la forte rappresentanza parlamentare del partito Hdp. Questo ritorno della guerra civile che insanguinò la Turchia dal 1984 al 2013, quando finalmente intervenne una tregua, è tanto più tragico perché avviene nel contesto di una guerra esterna, in cui la Turchia è ufficialmente impegnata con la coalizione internazionale contro l’Isis. Ma i più efficaci nemici dell’Isis sul campo sono i curdi siriani, che dei curdi turchi sono più che alleati, fratelli, mentre la Turchia di Erdogan, che ha mirato soprattutto alla caduta di Bashar el Assad, sostenendo in vario modo i ribelli, Isis compreso, è molto più preoccupata dai successi dei curdi, che in Siria hanno fondato tre cantoni nella zona da loro liberata. Ancora, la Turchia è il riparo principale dei profughi siriani (e in parte anche iracheni) che sempre più numerosi cercano dalle sue sponde di raggiungere l’Europa. Gli americani hanno nei curdi i decisivi “boots on the ground”, e però non possono rompere con i turchi, che sono il secondo esercito della Nato. La Germania della signora Merkel, la più risoluta avversaria dell’entrata della Turchia nell’Ue, ha ora bisogno che riduca il passaggio dei profughi, e promette soldi e duttilità sull’ammissione proprio nel momento in cui il regime dell’Akp si fa più dispotico e squadrista e per giunta alla immediata vigilia di un’elezione anticipata, al 1° novembre, voluta per prendersi la rivincita sulla sconfitta di giugno e preparata attraverso una spregiudicata strategia della tensione. A questo quadro allucinante si è aggiunta l’impresa russa, che ha messo in un fascio le forze sciite – Iran, Iraq di Bagdad, Hezbollah – a difesa dell’alavita Bashar, e ha messo nell’angolo i sogni di egemonia sunnita di Erdogan. Continua.

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