De Luca, la giornalista impiccata e il regista iraniano condannato

Ieri sono stato colpito da parecchie notizie. Una, che non sarebbe buona ma semplicemente ovvia se non fosse stata preparata dalla cattivissima idea di portare Erri De Luca in tribunale per un reato inesistente e per una specie di accanito capriccio infantile, è l’assoluzione torinese. La signora gi
Ieri sono stato colpito da parecchie notizie. Una, che non sarebbe buona ma semplicemente ovvia se non fosse stata preparata dalla cattivissima idea di portare Erri De Luca in tribunale per un reato inesistente e per una specie di accanito capriccio infantile, è l’assoluzione torinese. La signora giudice che l’ha pronunciata con voce conversevole ci ha messo una ragionevole toppa. Sono appena rientrato da un viaggio tortuoso, e ho scoperto di essere stato fermo per uno scalo all’aeroporto di Istanbul nelle stesse ore in cui una signora di nazionalità britannica, Jacqueline Ann Sutton, è stata trovata impiccata “ai lacci delle sue scarpe” in un gabinetto di quell’aeroporto. Le prime notizie dicevano di una donna, indicata con le sole iniziali, cinquantenne, disperata per aver mancato la coincidenza col volo per Erbil e per non avere il denaro necessario a pagarsi un nuovo biglietto (sono abituato a quel volo, può costare 200 euro, più o meno), che aveva perciò deciso di suicidarsi. Poi sono arrivate le testimonianze, la foto del bel viso di lei, la carriera nella Bbc e nell’Onu e nell’impegno di primo piano per le donne in zone di guerra, la Fao, l’Eritrea e l’Iran e l’Iraq e l’Afghanistan, i ricordi di collaboratori e amici. E la sorte del suo predecessore alla testa della sua organizzazione, ucciso in un attentato con un’autobomba a Bagdad. Qualunque cosa sia successa – e occorre venirne a capo – questa vita e questa morte hanno moltissimo da dirci. Voglio abusare dello spazio per una terza notizia, impressionante. Il regista iraniano Keywan Karimi è stato condannato a 6 anni di carcere e a 223 frustate per “sacrilegio”: avrebbe progettato, per il suo ultimo film, che ha per soggetto i graffiti in Iran dalla rivoluzione khomeinista in poi, una scena capace di “promuovere valori illeciti attraverso lo scambio di baci” – scena nemmeno girata. La cosa non ha a che fare con il famoso patto sul nucleare iraniano. O forse sì.

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