Le corna di Napolitano

Non vorrei essere Giorgio Napolitano, almeno quanto lui non vorrebbe essere me. Non vorrei essere Giorgio Napolitano nel giorno in cui Umberto Bossi viene condannato a 18 mesi per averlo vilipeso facendogli le corna e chiamandolo terùn. Sarei molto triste, e così immagino di lui. Immagino anche che
Non vorrei essere Giorgio Napolitano, almeno quanto lui non vorrebbe essere me. Non vorrei essere Giorgio Napolitano nel giorno in cui Umberto Bossi viene condannato a 18 mesi per averlo vilipeso facendogli le corna e chiamandolo terùn. Sarei molto triste, e così immagino di lui. Immagino anche che lui sia molto più di me sensibile alla tutela, al di là della propria persona, delle dignità della carica che ha ricoperto e che altri ricoprono e ricopriranno. Però il costo è alto, più ancora che per lo spensierato Umberto Bossi che l’onda ha intanto deposto sulla riva, per l’Italia e i capricci della sua giustizia. Napolitano è un gentiluomo molto composto, ma a me è tornato in mente un gran calciatore brasiliano della Roma, del quale ora non ricordo il nome, cui alla fine di una partita chiesero: “Che cosa si prova a sentirsi gridare Sporco negro?”. Lui rispose: “Be’, sono negro, no?”. Come se il presidente Napolitano avesse detto: “Be’ sono terrone, no?”. E le corna?, direte voi. Le corna le avrebbe lasciate a loro.  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi