L’appello delle Nazioni Unite sulla situazione irachena e i rifugiati in Europa

Spero che l’abbiano ricevuto anche i ministri riuniti ieri a Bruxelles. Dice che “le vittime dell’Isis sono spaventate e hanno bisogno del nostro aiuto”.
Ricevo da Marzio Babille l’appello delle Nazioni Unite sulla situazione irachena e i rifugiati in Europa. Spero che l’abbiano ricevuto anche i ministri riuniti ieri a Bruxelles. Dice che “le vittime dell’Isis sono spaventate e hanno bisogno del nostro aiuto”. Che l’arrivo di decine di migliaia di rifugiati dall’Iraq in Europa conferma la disastrosa condizione umanitaria in cui si trovano milioni di iracheni. La coordinatrice umanitaria per le Nazioni Unite, Lise Grande, avverte: “Centinaia di migliaia possono aggiungersi alle decine che già sono fuggite dal conflitto alla volta dell’Europa, a meno che si faccia molto di più per gli 8 milioni di bambini donne e uomini che vivono del nostro aiuto in Iraq”. Più di 50 mila, soprattutto vittime del conflitto con l’Isis, sono partiti solo negli ultimi tre mesi. La situazione è così disperata che molti iracheni pensano di non avere altra scelta che di affidarsi ai contrabbandieri di umani per trovare un passaggio per l’Europa. “Come possiamo convincere una famiglia che langue in un campo di sfollati senza sufficiente nutrimento e cure sanitarie, né scuola per i suoi bambini, né speranza di tornare alle proprie case in un tempo prevedibile, che per lei c’è ancora un futuro?”. L’investimento necessario a migliorare le condizioni dei campi e delle comunità che ospitano gli sfollati rappresenta una efficace alternativa alla migrazione in Europa. E “questo investimento sarebbe una frazione dei costi necessari all’accoglienza dei rifugiati in Europa. Se siamo capaci di provvedere all’assistenza di base, le famiglie irachene penseranno due volte prima di affrontare il viaggio arrischiato cui stanno pensando”. Secondo l’Onu, ci sono più di 8,6 milioni di persone nel paese che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, e 3,2 milioni di sfollati in più di 3 mila località. Prima della fine del 2015 un altro milione e mezzo si troverà nella stessa situazione. Della cifra totale prevista per il Piano di risposta umanitaria della seconda metà del 2015, solo il 34 per cento è stato effettivamente versato.

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