Il caso marò è sempre stato un caso di politica interna (indiana)

Il marò Salvatore Girone, reduce da un’infezione di dengue, dice il suo desiderio di venire a curarsi a casa. Il procedimento internazionale lo lascerebbe in India per altri anni.
Il marò Salvatore Girone, reduce da un’infezione di dengue, dice il suo desiderio di venire a curarsi a casa. Il procedimento internazionale lo lascerebbe in India per altri anni. Nessuno può negare che la vicenda dei due marò italiani sia stata dall’inizio trasferita dal piano del diritto a quello politico interno, e si sia trasformata a distanza di anni in una questione di puntiglio e di partito preso, cioè la più futile e la più impervia delle contese. L’altro giorno il mio amico Lokis, curdo, italiano, svizzero e arabo e chissà che cos'altro, mi ha raccontato un aneddoto dell'epoca saddamiana. Saddam aveva imprigionato un oppositore, membro di una delle due famiglie-tribù storiche più importanti dell’Iraq, e l’aveva condannato a morte. Lo sceicco zio del disgraziato va a trovare Saddam. Il quale gli offre da bere; lo sceicco declina cortesemente, e invece si riempie un bicchiere di acqua del Tigri e la beve. Poi chiede al dittatore: “Guarda bene il fiume: ti sembra che il suo livello sia calato?”. Saddam deve riconoscere che no, l’acqua non sembra affatto diminuita. “E quando avrai ucciso mio nipote, la tua situazione sarà cambiata?”. E Saddam graziò il nipote. Ecco, chissà se l’aneddoto sia vero, e del resto Saddam era Saddam sia quando ammazzava che quando graziava. Ma mi sembra che una intelligenza come quella dello sceicco sarebbe appropriata al rapporto fra le autorità italiane e il governo indiano, che nel frattempo ha liquidato i Gandhi e ricevuto un consenso vasto abbastanza per fare di Modi uno in grado di decidere. L’India è un luogo di fiumi come la Mesopotamia: non dico che Renzi, o Gentiloni, debbano bere un bicchiere di Gange, però una qualche metafora simile potrebbero affabilmente formulare. Perché il soggiorno indiano del marò Salvatore Girone non fa crescere né abbassare di un millimetro la corrente del Gange, e inonda soltanto di pianto una casa pugliese, come la casa dello sceicco col nipote condannato.

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