Insegnare a nuotare a Erbil

A Erbil c’è un ufficio consolare – è abbastanza incredibile che non sia ancora un consolato – tenuto da tempo da un giovane diplomatico che si chiama Carmelo Ficarra. Non l’ho incontrato, ma ne scrivo perché ho sentito di lui una cosa che mi è piaciuta. Essendo un buon nuotatore, Ficarra insegna a n

A Erbil c’è un ufficio consolare – è abbastanza incredibile che non sia ancora un consolato – tenuto da tempo da un giovane diplomatico che si chiama Carmelo Ficarra. Non l’ho incontrato, ma ne scrivo perché ho sentito di lui una cosa che mi è piaciuta. Essendo un buon nuotatore, Ficarra insegna a nuotare, nel tempo libero e a sue spese, a ragazzi abitanti o rifugiati in questo paese senza mare. Mi piace anche per la sua apparente superfluità: nuotare viene molto dopo respirare, nutrirsi, dormire con un tetto sulla testa, e insomma salvarsi la vita. Non so se Ficarra abbia guardato più lontano di così, ma nuotare può diventare d’improvviso meno gratuito e superfluo, per chi arrivi su una spiaggia libica o turca.

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