Gheddafi aveva già perso

In alcune circostanze ho auspicato che in soccorso di popolazioni minacciate e colpite si ricorresse a una forza di polizia internazionale, o ai suoi più o meno passabili surrogati. Per una di queste circostanze ho il dubbio di aver sbagliato: l’intervento in Libia richiesto alla vigilia di una temu
In alcune circostanze ho auspicato che in soccorso di popolazioni minacciate e colpite si ricorresse a una forza di polizia internazionale, o ai suoi più o meno passabili surrogati. Per una di queste circostanze ho il dubbio di aver sbagliato: l’intervento in Libia richiesto alla vigilia di una temuta strage a Bengasi. Sento rinfacciare spesso quell’intervento, con una certa sicumera, e non raramente con un esplicito rimpianto per Gheddafi. Qui già Daniele Raineri, se non m’inganno, ricordò che a quel punto Gheddafi aveva già perduto il controllo della situazione, e dalla guerra civile (e tribale) non ci sarebbe stato ritorno. Trovo una convinzione analoga in un articolo recente di Bernardo Valli, miglior conoscitore di me, e meno di me tentato da ansie umanitarie, dunque tanto più affidabile: “La Libia è una terra dove le antiche rivalità tribali prendono facilmente svolte violente e pretesti religiosi. Gheddafi teneva a bada il paese: è dunque stato un errore favorire la sua fine? Il colonnello libico stava già perdendo il controllo quando gli occidentali sono intervenuti in favore dei ribelli. E le prime elezioni hanno dato risultati sensati. L’errore è consistito nel non aiutare la transizione”.

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