Uno straccio di futuro

Caro fondatore, caro direttore, come immaginate, io mi sarei vuotato le tasche fino all’ultimo centesimo (cerimonia rapida, peraltro) pur di tenere la Grecia dentro l’Europa e l’Europa dentro la Grecia. E sono contento che nel finale di partita il governo italiano abbia mostrato di essere della stes

Caro fondatore, caro direttore, come immaginate, io mi sarei vuotato le tasche fino all’ultimo centesimo (cerimonia rapida, peraltro) pur di tenere la Grecia dentro l’Europa e l’Europa dentro la Grecia. E sono contento che nel finale di partita il governo italiano abbia mostrato di essere della stessa convinzione e dello stesso sentimento. Capisco che si possa pensarla diversamente, e che a voi piacciano le posizioni ultimative, per così dire. Ma che si sia disposti a fare le barricate – di parole, s’intende – per buttare la Grecia fuori, questo non lo capisco. Non le avrebbe fatte nemmeno Schauble, che è più europeista della Merkel. Io scrivo da Sarajevo, e so che la Bosnia-Erzegovina non esiste, e che potrebbe esistere solo una volta entrata nell’Unione europea. E che la Serbia ne ha ancora più bisogno, per accomiatarsi davvero da un passato orribile e dai suoi protagonisti. Inoltre spero vivamente che l’evoluzione della situazione civile e politica turca renda di nuovo auspicabile l’ingresso di quel grande paese nell’Unione europea. E volete che ciò possa avvenire con la Grecia estromessa dall’Europa Unita? E pensate che l’Unione europea sarebbe sopravvissuta allo spettacolo della Grecia espulsa a ogni costo per imposizione della Germania? L’Unione europea resta legata a un filo, ma quel filo si sarebbe spezzato irreparabilmente la notte fra domenica e lunedì. Davvero avreste desiderato questo? Infine: la pretesa che il referendum sia democratico e le elezioni non lo siano è infondata e demagogica. Ma il referendum appartiene ai ricorsi della vita democratica, non solo in Grecia – anche senza evocare la Svizzera, che ne è la madre, oltre che dell’orologio a cucù. Aver indetto il referendum, da parte di Tsipras, non significa affatto la contrapposizione della democrazia diretta alla democrazia delegata. Syriza è un intergruppo, e la sua esistenza fino a questo punto è il risultato dell’accanimento delle cure internazionali sulla malattia greca, che sono riuscite a perfezione, e il paziente è mezzo morto, e di una capacità di tenuta inedita in un simile coacervo, ircocervo, di sinistre. Senza il referendum, l’ampiezza del suo esito, il coinvolgimento di tutti i partiti (nazisti esclusi) nella responsabilità, Tsipras non avrebbe potuto affrontare e stipulare un negoziato che non può che mortificare e spaccare l’alleanza di Syriza. Ora il futuro è tutto da costruire, dentro e fuori dalla Grecia. Ma almeno c’è ancora uno straccio di futuro.

 

(Postilla: mi dispiace che i miei compagni radicali abbiano anche loro fatto prevalere una specie di fastidio nei confronti del referendum, e considerazioni non infondate quanto alla sveltezza della sua convocazione e alla vaghezza del suo quesito, ma molto al di sotto della sostanza. Temo che abbiano reagito così sentendosi tagliati fuori da questa partita, ciò che contrasta con la loro ravvivata iniziativa per la Turchia nella Ue. Così almeno penso).

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