Gli ipocriti dell'accoglienza

La differenza fra profughi e migranti “economici” è difficile da misurare, obiettivamente: consiste, più che in un confine, in una amplissima gradazione. Diventa un confine drastico nell’ipocrisia di chi, per giustificare la propria smania di cacciare gli stranieri, simula d’esser pronto ad accoglie
La differenza fra profughi e migranti “economici” è difficile da misurare, obiettivamente: consiste, più che in un confine, in una amplissima gradazione. Diventa un confine drastico nell’ipocrisia di chi, per giustificare la propria smania di cacciare gli stranieri, simula d’esser pronto ad accogliere “i rifugiati”. A questa smaniosa ipocrisia si è appena cautamente accostato Matteo Renzi, con la strana frase sul rimpatrio che “non può essere un tabù”. A far crollare la costruzione retorica basta mostrare l’entità degli attuali (per non dire dei potenziali) aventi diritto all’asilo nel mondo a noi vicino: i milioni di siriani, per esempio, che per ora si rassegnano a starsene ammassati nei campi o buttati nelle strade dei paesi limitrofi. Se decidessero di muovere alla nostra volta, che cosa sarebbe del diritto all’asilo che con compunta faccia da schiaffi Salvini proclama di voler rispettare? Prima o poi alla nostra volta muoveranno, non più con rade avanguardie, e alla volta del resto d’Europa. Basta immaginarlo per grattare via la mascherina ipocrita dalle facce da schiaffi e per ribadire che non c’è soluzione, cioè alleviamento, che non rimandi all’addomesticamento della feroce guerra per bande che travolge il vicino oriente e buona parte dell’Africa. Programma arduo? Già: e allora continuiamo a dire che accogliamo i rifugiati e rimpatriamo (!) i migranti economici. Buon lavoro.

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