La scomparsa delle api

Secondo gli scienziati americani che hanno condotto una ricerca sul 15 per cento del totale delle colonie di api, la perdita dello scorso anno è di nuovo cresciuta, in media del 40 per cento, e in alcuni stati, come l’Oklahoma e la Pennsylvania, del 60 per cento.
Secondo gli scienziati americani che hanno condotto una ricerca sul 15 per cento del totale delle colonie di api, la perdita dello scorso anno è di nuovo cresciuta, in media del 40 per cento, e in alcuni stati, come l’Oklahoma e la Pennsylvania, del 60 per cento. Ed è avvenuta in molte zone pressoché altrettanto gravemente sia in estate che in inverno – tradizionalmente la stagione più dura per la sopravvivenza. Alcuni entomologi parlano di una situazione senza precedenti. Quanto alle cause, i ricercatori evocano una pressione complessiva sulle api domestiche come sulle selvatiche che comprende la malattia, l’acaro parassita “varroa distructor”, i pesticidi, l’estremismo climatico (traduzione mia) e la nutrizione povera legata alla riduzione delle piante da foraggio. Riferisco – traendo dal Washington Post di ieri – per quella gran maggioranza di animali umani il cui habitat impedisce di accorgersi della morte delle api. O di altri fenomeni, come il mancato arrivo delle rondini, o lo stato di salute delle lucciole – perfino nelle metafore.

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