I corpi delle yazide

Ruwayda Mustafah Rabar ha 25 anni, è anglo-curda, tiene un blog sul quale ha ora pubblicato un intervento.
Ruwayda Mustafah Rabar ha 25 anni, è anglo-curda, tiene un blog sul quale ha ora pubblicato un intervento intitolato: “In Kurdistan, è ora di parlare delle questioni-tabù che riguardano le donne”. Ne traduco una parte, sufficiente a indurre a cercare il resto (in inglese) qui. “I racconti sulle donne yazide che hanno affrontato aborti e operazioni di restauro dell’imene per ‘ripristinare la verginità’ sono un ulteriore orrendo avvertimento su quanto le donne devono ancora sopportare per ristabilire il loro supposto ‘onore’… I problemi che le donne fronteggiano nel Kurdistan /si parla qui della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno/ sono molti, ma l’attenzione resta incentrata sulla violenza di genere e le mutilazioni genitali femminili. Però ci sono altri problemi, come la possibilità di abortire, e prima la disponibilità di contraccezione per le donne giovani, specialmente delle famiglie più povere, e in generale la consapevolezza dei diritti personali delle donne… Il Daily Mail ha riferito delle donne yazide che “abortiscono in segreto” dopo essere state abusate per mesi come schiave sessuali da militanti dell’Isis, e vengono operate per riparare la loro verginità. Il trauma che hanno affrontato è enorme, e l’aborto è una decisione ragionevole per ridurre il loro trauma. Perché gli aborti sono illegali in Kurdistan? E la ricostruzione della ‘verginità’ è un altro orrendo segnale di quanto le donne devono ancora affrontare per placare una società ossessionata dai loro corpi, e specialmente dalla loro verginità… Dobbiamo ancora guadagnare una cultura in cui le donne non vengano trattate come ‘beni deteriorati’ dopo aver subito un supplizio”.

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