Migranti, c'è chi se ne frega

Ci sono cose così perfette che sembra di leggere già l’antologia che, dopo, raccoglierà le premesse e proverà che era tutto annunciato
Ci sono cose così perfette che sembra di leggere già l’antologia che, dopo, raccoglierà le premesse e proverà che era tutto annunciato. Si sostiene che la rete spinga a dire porcherie sconfinate al riparo di un vile anonimato. Ma ci sono persone coraggiose, persone che, come si dice, ci mettono la faccia. Per esempio, lei ha una rubrica sul Sun, si chiama Katie Hopkins, è bionda, occhi celesti, dentatura a posto. Con quella bocca scrive che no, lei se ne frega. “Fatemi vedere fotografie di bare, corpi che galleggiano sull’acqua, sviolinate pure e intanto mostratemi gente macilenta dall’aria triste: io continuo a fregarmene… Non vi confondete, questi migranti sono come scarafaggi. Questi sono fatti per sopravvivere alla bomba atomica”. E così via. E’ stata tempestiva: l’ha pubblicato poche ore prima che in una sola volta non sopravvivessero in otto o novecento, al largo della Libia. L’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad al Hussein, ha ritenuto che ce ne fosse abbastanza per scrivere a sua volta che le cose scritte dalla signora e ospitate dal Sun erano razziste e naziste, e che erano tutt’altro che isolate nei media britannici, e anche nel resto dei paesi europei, benché in genere a dire cose così disgustose e infami siano dei politici in cerca di voti piuttosto che dei giornalisti. La signora bionda ha poi avuto la bontà di dichiarare che “nessuno vuole vedere immagini di bambini annegati in mare, qualunque sia la loro destinazione”. Nemmeno io, voleva dire.

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