Sanjay Subrahmanyam

Il Monde aveva ieri una ricca pagina su Sanjay Subrahmanyam (Nuova Delhi 1961), che le voci di dizionario descrivono come il fondatore della “storia connessa” e globale, conoscitore di dodici lingue, irrisore dei punti di vista “nazionali” – e dell’europeocentrismo – eccetera.
Il Monde aveva ieri una ricca pagina su Sanjay Subrahmanyam (Nuova Delhi 1961), che le voci di dizionario descrivono come il fondatore della “storia connessa” e globale, conoscitore di dodici lingue, irrisore dei punti di vista “nazionali” – e dell’europeocentrismo – eccetera. La bibliografia di Subrahmanyam è in realtà lussureggiante come la sua barba. Ricordando l’importanza che l’Inghilterra ha avuto nella sua storia famigliare, oltre che naturalmente nella storia dell’India, Subrahmanyam racconta di un suo nonno, nato agli inizi del Novecento e divenuto funzionario coloniale, che amava molto gli inglesi, ma restò costernato dal suo tardi viaggio in Inghilterra, nei primi anni 1970, “per lo choc degli hippy”, di cui teneva a dire che “non avevano niente a che fare coi veri britannici che avevano conquistato l’India”. Divertente aneddoto, che avrebbe potuto essere divertentissimo se avessimo potuto sapere come il nonno reagì a tutti quegli hippy britannici che, nei secondi anni 1970, vennero a farsi conquistare dall’India.

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