“I detective della mezzanotte”

Fra il 1972 e il 1991 120 afro-americani del South Side di Chicago furono trattati dal locale capo della polizia
Fra il 1972 e il 1991 120 afro-americani del South Side di Chicago furono trattati dal locale capo della polizia, Jon Burge, in modo da confessare delitti che non avevano commesso. Lui (di cui, per una volta, raccomando di guardare la fotografia – presa nel 2010, pubblicata ieri dal Washington Post, che racconta la storia) li portava in un bugigattolo, gli metteva la testa in un sacchetto di plastica, gli collegava caviglie e polsi a due cavi e faceva partire la scarica elettrica. Una immunità teneva il torturatore al riparo, finché fu messo in galera per spergiuro. Ieri il sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, ha fissato in 5 milioni e mezzo di dollari i risarcimenti per le vittime di quelle torture, dichiarando di voler così “chiudere un capitolo”. Fra investigazioni e accordi di risarcimento precedenti la città aveva già speso oltre 100 milioni di dollari. Burge aveva imparato come si fa in Vietnam, dove per elettrizzare i vietcong usava un telefono da campo. La pratica veniva definita “l’ora del telefono”. Nella vita civile di Chicago Burge e i suoi si chiamarono “i detective della mezzanotte”. Descrizioni delle altre performance di Burge comprendono naturalmente trattamenti dei genitali dei suoi interrogati, e soprattutto del retto – introduzione di macchine a raggi violetti, per esempio. Alcuni dei rei confessi grazie alle torture di Burge vennero condannati a morte, altri trascorsero in galera decenni. Condannato a 4 anni e mezzo, Burge è uscito in anticipo dal carcere nell’ottobre 2014. Ho cercato su Facebook, non l’ho trovato: volevo vedere se l’avrebbe rifatto, mille volte.

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