Bacca ha perso l'appetito

Sbagliare un calcio di rigore significa farselo parare e può capitare. Ma tirare al vento è davvero troppo. Trasuda pressapochismo, sufficienza, svogliatezza, rilassatezza del corpo, pancia piena

Bacca ha perso l'appetito

Carlos Bacca (foto LaPresse)

Oltre la solitudine del portiere, c’è anche quella di chi il calcio di rigore lo deve tirare. Del Piero racconta che ai Mondiali del 2006 quei pochi metri che lo separavano dal dischetto gli erano sembrati chilometri, che gli si erano affollati nella mente i ricordi di una vita calcistica come si rivede la vita intera in un flash un attimo prima di morire, che poi magari non è vero, ma che la mente frulli, che il cuore pompi freneticamente mentre le angosce ti soffocano, questo è sicuro.

 

Carlos Bacca non dà mai l’idea di essere attanagliato da qualcosa. Ha fatto centro spesso eppure ogni volta è una scommessa. L’ultima ha mandato il pallone in curva e Galliani era incredulo come l’Aldo di Giovanni e Giacomo.

 

Sbagliare un calcio di rigore significa farselo parare e può capitare. Ma tirare al vento è davvero troppo. Trasuda pressapochismo, sufficienza, svogliatezza, rilassatezza del corpo, pancia piena: e lui con quella pelle liscia e quei lineamenti regolari da attore fa dubitare che possa avere ancora fame.

 

A tutt’oggi resta un magnifico equivoco: si dice che ha qualità perché per due volte ha portato il Siviglia al titolo in Europa ma era pur sempre nella competizione ecumenica ma è altrettanto evidente che non ha il carattere giusto per farci tornare sul tetto che conta. Che sia stato lui a ridarci ossigeno dopo avercelo tolto non ci entusiasma, altre tre volte ha ciccato malamente, devono pensarla così anche i pagellari, per questa che è la sua prestazione migliore da molto tempo a questa parte gli hanno dato un pallido 7 e davvero a denti stretti. Che poi è capitato la stessa giornata in cui un certo Belotti faceva tripletta netta e secca in un quarto d’ora. Ormai segna quanto Messi e Cavani. Gattuso lo conosce da quando lo allenava al Palermo, dice che in più degli altri, di tutti gli altri, “ci ha il veleno”: lotta, corre, sgroppa, tira e resta sempre freddo davanti la porta. Gentile Cairo, non tenga per sé questo velenosissimo afrodisiaco.

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