Ottant'anni di contenziosi tra Juventus e Inter

Un amico, rara avis di milanista che in nome della milanesità si augura anche il bene dell’Inter, ha voluto ricordarmi che il contenzioso tra interisti e juventini risale agli anni Trenta

Ottantanni di contenziosi tra Juventus e Inter

Foto LaPresse

E’ troppo lontana la serata di Bologna di cui è comunque più giusto sottolineare la fragilità nervosa dei rossoblu: undici contro nove non si può perdere nemmeno se i nove usano la motosega. Non è ancora arrivata la serata di Roma. Del cosiddetto closing me ne frego. Dunque parlo d’altro: vango in terra nerazzurra per conto terzi.

 

Un amico, rara avis di milanista che in nome della milanesità si augura anche il bene dell’Inter, ha voluto ricordarmi che il contenzioso tra interisti e juventini risale agli anni Trenta, alla diffidenza fra fascisti e sabaudi e da allora s’è fatto chilometrico. L’arbitro Concetto Lo Bello, accusato di essere a libro paga perché aveva un concessionario della Fiat in Sicilia, non si capì se volontariamente o accidentalmente, allora non c’erano camere dedicate né moviole, colpì Invernizzi mediano dell’Inter al naso, all’epoca non erano consentite sostituzioni, i nerazzurri rimasero in dieci e persero. Un’altra volta i bianconeri chiesero sempre a Lo Bello di sospendere per nebbia una partita che l’Inter conduceva 2 a 0, fu rigiocata dieci giorni dopo e la Juve vinse 3 a 1.

 

Nel 1960-61, primo anno dell’era “HeleniotaqalabalaHerrera”, il tonfo: a poche giornate dalla fine del campionato, Juve-Inter è decisiva: al Comunale i tifosi si spingono fino a bordo campo, vittoria a tavolino all’Inter, ricorso fatto e vinto, tolti i due punti, si rigioca, Moratti ed Herrera  incazzati  mandano in campo la squadra giovanile, tra questi l’esordiente Mazzola che segna su rigore. Solo che la Juve ne segna nove, il solo Sivori, ingordo di pallone d’oro, ne fa sei. Ho detto al mio amico che com’è come non è, in questa sua pur limitata casistica l’Inter sempre una tredicina di fischioni rimedia e non vedo proprio come la cosa possa dirimere la querelle tra le due diverse forme di masochismo interista così brillantemente rappresentate in questo giornale. Quanto a Lo Bello non sembrava a libro paga, solo un invasato macho siciliano: a qualcuno ricordava Timoleone l’intemerato.

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