Diciamo la verità: contro i giapponesi il Real e il calcio europeo se la sono vista brutta

kashima antlers real madrid

Un momento della partita tra Real Madrid e Kashima Antlers (foto LaPresse)

Ma dico, davvero ci siamo resi conto di essere passati a un centimetro del precipizio, scampati a una catastrofe di dimensione pressoché planetaria? Non mi riferisco al nostro povero sabato la cui insulsa frenesia si sarebbe detta all’inglese, non ci fosse stata la nebbia che dai campi di Londra e dintorni latita dagli anni 70. Non mi riferisco nemmeno alle polemiche da bar sport tra giovani mister che hanno opinioni diverse su contrasto e fallo e tuffi a volo d’angelo, tutte riconducibili al ben noto assioma dell’arbitro cornuto. Sto parlando di quanto stava accadendo proprio in quelle ore all’altro capo del mondo, in Giappone, dove si svolgeva il campionato del mondo per club, altrimenti detto Toyota Cup. Un nome appetitoso come può esserlo un tramezzino esposto in tarda mattinata nella vetrina di un bar romano: emana tutto il calore della tecnologia Var, la moviola digitale appena introdotta per vedere tutto ma che già sbaglia. E ha la pregnanza tecnica di una partita della nazionale cantanti. Eppure chi vince il mini torneo può fare il bullo per un anno e dire di essere seduto sul tetto del mondo. In lizza c’erano i campioni di Australia, Messico, Colombia, Sud Africa, Corea del Sud e Giappone: per l’Europa i campioni in carica del Real di Madrid. Che arriva in finale ma ci manca poco che noi, le due Americhe, l’Africa e l’Australia si finisca sotto il tallone dei giapponesi del Kashima Antlers. Alla fine dei tempi regolamentari il risultato è 2 a 2 e si può dire che ai madridisti è pure andata di lusso, salvati da un rigore (CR7) e da un paio di miracoli del portiere. Ci vogliono i tempi supplementari e un’altra doppietta del solito Don Cristiano per riaffermare la supremazia della nobiltà. Pensate cosa sarebbe successo se Shibasaki avesse infilato quel terzo pallino o i suoi compagni fossero stati meno sprovveduti nel difendere. Prima o poi accadrà: l’Europa perderà anche la centralità nel calcio. Allora saremo davvero muti, come un ancien régime.

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