Perché Bonaventura è (quasi) come Totti

Il capitano della Roma, il divino, scucchiaiò il rigore nella semifinale contro l'Olanda sul proscenio europeo; il centrocampista del Milan ha agito in un contesto più defilato, in un angolo di provincia, in una di quelle partite che giochiamo all’ora delle pastarelle.
Perché Bonaventura è (quasi) come Totti
Giacomo Bonaventura ovvero la prosecuzione del cucchiaio di Totti con altri piedi. Passa sempre qualcosa di misterioso nella testa del calciatore che improvvisamente fa una cosa contro logica e dimostra di aver preso la decisione giusta anzi, con l’evidenza della cosa fatta, l’unica possibile. Totti, il divino, scucchiaiò sul proscenio europeo. Avrebbe potuto calciare quel rigore come tanti, angolo basso, alto, a mezz’aria, a destra, a sinistra, conviene sempre almeno se sbagli paghi dazio modesto, dopo qualche giorno finisce fra statistiche che non interessano nessuno, imprecazioni ai morti da parte dei tifosi sono già dimenticate la domenica successiva. Sbagliare un cucchiaio invece è fare una gentile consegna a domicilio, passare per fesso di caratura mondiale e c’è rischio che stai nelle classifiche all-time dell’orrore calcistico. Totti, va da sé, stupì il mondo. Giacomo Bonaventura ha agito in un contesto più defilato, in un angolo di provincia, in una di quelle partite che giochiamo all’ora delle pastarelle, del caffè e dell’ammazza caffè e che affrontiamo con intensa salivazione, languore e spiccata tendenza alla pennichella, tant’è che a quell’ora non vinciamo da un anno e passa. Quando all’inizio del secondo tempo l’arbitro fischia a nostro favore una punizione dal limite, Giacomo Bonaventura, ragazzo agile di piede e lesto di comprendonio, vede che non c’è spazio per far passare la palla sopra la testa della barriera, non tutti riescono a calciare le maledette alla Pirlo. Allora fa una cosa strana, tira a pelo d’ erba, la barriera che si aspetta una traiettoria aerea salta per intercettare, la palla passa  sotto i piedi, il portiere non la vede nemmeno. Giacomo dirà poi che l’aveva visto fare di recente in allenamento dal suo compagno, il giapponese Keisuke Honda, il che aggiunge un tocco di esotico. Cosa sarebbe successo se la barriera non fosse saltata? Nulla ma proprio nulla, uno zero a zero garantito al limone.

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