Una nazionale come la Salerno-Reggio Calabria

Parolo ha giocato benino e gli hanno annullato un gol regolare, Immobile, nettamente il migliore in campo, ci ha tirati fuori da un nuovo incubo nord coreano. Ci hanno insomma salvato quelli della Lazio.
Una nazionale come la Salerno-Reggio Calabria

Parolo ha giocato benino e gli hanno annullato un gol regolare, Immobile, nettamente il migliore in campo, ci ha tirati fuori da un nuovo incubo nord coreano. Ci hanno insomma salvato quelli della Lazio. Come ogni volta che si fatica a girare pagina e si sta tra l’una e l’altra, la storia mostra i suoi ricorsi. 1974, Mondiali di Germania. Sembra che i gloriosi reduci “messicani”, i Boninsegna, i Riva, i Mazzola, i Rivera, gli Zoff, i Facchetti stiano ancora in piedi, in realtà è un’impressione: si scommette senza troppo crederci su una dorsale laziale Wilson-Re Cecconi-Chinaglia, finisce con il capostipite degli attaccanti cazzuti (e fascisti) che grida al commissario tecnico Valcareggi di andare a fare in culo. Lo fa a petto in fuori e senza chiedere scusa, avesse fatto il subdolo come il miliardario Pellé, non se ne sarebbe accorto nessuno, l’episodio non sarebbe stato la rottura clamorosa che è.  

 

Ci sono messicani anche nella Nazionale del 2016. Buffon per dire continua a metterci la manona ma si fa bucare come mai prima d’ora, il tempo passa, la diga dei quattro, lui e i tre sodali, non dà più la sicurezza di un tempo. Il ritorno di Marchisio non restituirà l’equilibrio, né le illuminazioni né le geometrie dell’era Pirlo. Non c’è gran che all’orizzonte, persino le retrovie della Juventus pullulano di stranieri. L’Internazionale è assai inter e poco nazionale, gli oriundi da naturalizzare sono finiti, Santon e Ranocchia sono sì italiani ma pericolosi. Nel Milan, Donnarumma a parte, Romagnoli e De Sciglio non bastano a fare primavera. A Torino c’è Belotti. A Napoli ci sono Insigne e l’incompreso Gabbiadini. A Roma, El Sharawi e Florenzi. Giovani con talento ma senza grande personalità. Una nazionale senza blocchi, senza gli automatismi e le intese intuitive che provengono solo dal giocare insieme per mesi e mesi, e per quello che è della storia azzurra, senza i blocchi di Juventus o Inter o Milan, è come la Salerno-Reggio Calabria: un cantiere senza fine. Abituiamoci.

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