La dorata irresponsabilità politica di Pietro Grasso

E’ ancora attuale l’affresco di Pietrangelo Buttafuoco sul Presidente del Senato: concetti basici e vacuità?

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Il presidente del Senato Pietro Grasso (foto LaPresse)

Le vicende che hanno visto il Presidente Grasso protagonista della cronaca politica all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale sembrano confermare il realismo delle pennellate sulfuree con le quali Pietrangelo Buttafuoco ha disegnato il ritratto della seconda carica dello Stato già nel 2014 all’interno di un’efficacissima pagina del suo libro “Buttanissima Sicilia”.

 

In quel passo lo scrittore siciliano ha sparso sulla propria tela appena tre schizzi di colore dai quali sarebbero emersi i tratti inconfondibili dell’ex Capo della Direzione Nazionale antimafia: “Tendenzialmente dice vacuità, si mantiene sempre dentro concetti basici ed ha già consegnato le sue ambizioni politiche al fonte battesimale della sinistra.”

 

Grasso, abbandonando il Partito Democratico e giustificando la transumanza al gruppo misto come atto di ribellione eroica contro la violenza perpetrata dal Governo con la questione di fiducia, pare abbia voluto ravvivare la lucentezza dei colori del ritratto non ancora sbiadito disegnato da Buttafuoco, aggiungendovi, però, di proprio pugno, una mano di fondo di dorata irresponsabilità politica.

 

Il Presidente del Senato è voluto apparire negli ultimi mesi come fosse schiacciato dal peso dei doveri istituzionali che gli avrebbero impedito di mostrare la reale caratura del suo personaggio politico, costretto a mordere il freno per non venire meno alle responsabilità di inflessibile servitore dello Stato.

 

Non ha proferito parola sulla legge elettorale, salvo far sapere subito dopo, urbi et orbi, di essere fortemente contrariato dalla violenza perpetrata dal Governo che ha posto in votazione al Senato una legge già approvata dalla Camera e alla quale non si è potuta fare alcuna variazione che nobilitasse il ruolo del consesso senatoriale e del suo Presidente.

 

Ai senatori del movimento cinque stelle che lo hanno esortato a spendere una parola sulla questione di fiducia o a dimettersi da Presidente del Senato, Grasso ha replicato con afflato stoico che quando si ricoprono responsabilità istituzionali è più facile scappare che restare e quindi lui è rimasto. Avrebbe voluto dimettersi, in sostanza, tanto grave è stato l’affronto, ma il senso di responsabilità glielo ha impedito. Ha continuato a soffrire, altrimenti le istituzioni sarebbero crollate.

 

Insomma, avrebbe voluto, ma non ha potuto; avrebbe lottato, ma gli è stato impedito. Però si sappia, questo sembra essere il cablogramma di Grasso, che è stato contrario, non ha votato contro ma è rimasto contrariato. Rimane quindi una riserva della Repubblica democratica (di sinistra) per una possibile futura battaglia nel corso della quale, però, lui ergerà il vessillo ma altri dovranno scavare le trincee.

 

Seduto sul secondo scranno più importante della Repubblica, il Presidente del Senato rischia di non contribuire a nulla ma di volere apparire capace di tutto. Un eroe in poltrona, immobile, politicamente imbelle, fermo però nel proposito di far sapere che rimane un semidio.

 

Dall’alto dell'empireo istituzionale ha assistito alle elezioni regionali siciliane senza mettere un dito nell’acqua bollente della competizione elettorale. Ha fatto sapere che non avrebbe potuto abbandonare il gravoso compito che lo tratteneva al Senato. E come si sarebbe potuto andare avanti diversamente?

 

Dirigere il traffico a Palazzo Madama è un’attività impegnativa, richiede mani sapienti, passo felpato, esperienza consolidata.

 

Cosa volete che sia in confronto assumersi la responsabilità di potere rappresentare una speranza per cinque milioni di siciliani e guidarli proponendogli un’idea di sviluppo economico, di rinascita civile, di buona amministrazione, d’efficienza burocratica, ammesso che queste idee si possiedano davvero?

 

Una partita troppo semplice per il Presidente del Senato destinato forse a più importanti cimenti? Meglio una dorata irresponsabilità politica, no?

Rocco Todero

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Commenti all'articolo

  • sibettoni

    10 Novembre 2017 - 08:08

    Che delusione di uomo!

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  • eugenio.castelli

    06 Novembre 2017 - 22:10

    Condivisione piena !!!

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  • plutotto

    06 Novembre 2017 - 19:07

    Sottoscrivo in pieno le parole di Buttafuoco nel suo libro “ Buttanissima Sicilia” e dell’articolo del Foglio, aggiungo di mio che questo figuro, appunto vacuo, fa parte della nutrita schiera di persone salite sul carro del vincitore ( Renzi ) nel periodo della sua ascesa, si affrettano a scenderne adesso che pare in difficoltà. Come mi piacerebbe vederlo e vederli se Renzi ritornasse in auge, ma questa gente è impermeabile a tutto e cercherà solo di risalire sul carro.

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  • Giovanni

    06 Novembre 2017 - 14:02

    Appartiene alla categoria di coloro che gridano "armiamoci e partite". Un gran furbacchione, insomma

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