L’anatema del solidarista collettivo: non paghi ancora abbastanza!


Il 50 per cento di tasse e spesa pubblica non bastano. L'idrovora del solidarismo a tanto al chilo chiede sempre di più

L’anatema del solidarista collettivo: non dai ancora abbastanza!


Laura Boldrini (foto LaPresse)

L’on.le Presidente della Camera dei Deputati, dott.ssa Laura Boldrini, ci perdonerà se abbiamo colto al volo l’occasione ghiotta, fornitaci dall’intervista che ha rilasciato qualche giorno fa al quotidiano La Stampa, per intraprendere un viaggio fra le pagine del variopinto catalogo del “solidarista collettivo”. Un sottoinsieme della più ampia categoria del cittadino peninsulare a vario titolo socialmente impegnato che imperversa oramai per ogni dove.

 

Ne fa parte lo stesso Presidente della Camera che ha reclamato dalle colonne del giornale torinese la destinazione di maggiori risorse per il reddito d’inclusione. Quelle attualmente previste non sono ancora sufficienti.

 

Vi si possono annoverare anche coloro che sprizzano indignazione per la troppo minima miseria dello 0,2% del PIL con il quale l’Italia pensa di affrontare le politiche migratorie o il costituzionalista keynesiano che propone la panacea a portata di mano per l’attuale collasso del sistema universitario: l’aumento degli stipendi per i docenti di ogni ordine e grado.

 

Fra le pagine del catalogo possiamo rinvenire anche l’effige del sindacalista paonazzo che a reti unificati sbraita per richiedere maggiori risorse da destinare alle politiche del lavoro, agli ammortizzatori sociali e al reddito di cittadinanza, e la figura pulita (quasi charmant) del politico movimentista, a vocazione perennemente minoritaria, che rivolto alle nostre coscienze ci ricorda che uno Stato sociale degno di questo nome debba farsi carico di  una casa per tutti, un lavoro per tutti, una scuola per tutti, una previdenza per tutti.

 

Ogni tanto fa capolino il giornalista free lance che con sprezzo del pericolo documenta guerre, disastri naturali, carestie e pestilenze e ci rammenta che i denari che utilizziamo per “stabilizzare” il globo di certo non possono ancora bastare.

 

A cicli storici intermittenti s’intromette poi fra le pagine del già nutrito schedario anche l’investitore sfortunato che però vuole passare per risparmiatore tutelato e nella lenzuolata colorata comunica a favore di telecamera che lui aspetta di essere risarcito dalla cosiddetta collettività.

 

L’anatema è sempre lo stesso ed è rivolto a chi, fra mille fatiche e difficoltà, produce quel prodotto che serve per sbarcare il lunario, l’interno lordo, e lo divide ogni santo giorno con il socio pubblico che lo accoglie a braccia aperte per insaccarsi il suo 50 (e più) per cento, promettendo di restituirgli oro e consegnandogli in verità il solito maleodorante letame. L’anatema è sempre lo stesso: non paghi ancora abbastanza!

Rocco Todero

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Commenti all'articolo

  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    19 Settembre 2017 - 11:11

    Dice il Saggio:"Non so se i farabutti facciano beneficenza, di sicuro non conosco benefattore che non sia un farabutto!".

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  • teresa

    12 Settembre 2017 - 15:03

    Un po' d'ironia è sempre un toccasana per la ragione e il buon senso! Letture consigliate a supporto di quanto scritto: "I pericoli della solidarietà" di Sergio Ricossa e "Del buon uso del pessimismo" di Roger Scruton.

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  • GPTAX

    11 Settembre 2017 - 16:04

    Una buona notizia per il "solidarista collettivo". Sono consentite, e fiscalmente detraibili, le liberalità a favore del Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, senza limiti quantitativi. Basta un bonifico! Ogni euro versato riduce il debito pubblico e libera risorse per la solidarietà. Chi pensa di pagare poche imposte, può così integrare volontariamente. Vediamo chi aderisce!

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