Ci sono giorni che vorresti parlare di Luis Enrique e invece finisci col parlare di Pioli

Pare che nella notte il tecnico dell'Inter abbia pensato di lasciare. Ma pare che l’abbiano convinto a morire ancora un po’ lì, su quella panca che scotta

Maurizio Crippa

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Ci sono giorni che vorresti parlare di Luis Enrique e invece finisci col parlare di Pioli

Luis Enrique (foto LaPresse)

Ci sono dei giorni che vorresti occuparti di Luis Enrique. Un po’ perché è sempre bello ricordarsi di quando i romanisti gli scrissero: ma vattene a Barcellona a vincere la Champions. Un po’ perché così avercene, almeno sotto il profilo del buon umore. Il Barça, com’è noto, ha preso una euro-scoppola dallo squadrone che vincerà la Champions, offrendo al Camp Nou il volto cianotico della squadra finita, del mito svaporato. Roba da non riprendersi più. E invece, poche ore di sonno dopo, arieccoli. A bastonare, al Bernabeu, il Real. Cose che fanno bello il calcio. E Messi, pur preso a martellate sulle gengive e incerottato, a guidare il trionfo. E Luis Enrique, appunto, a ridersela beato come un soldatino in libera uscita: “Messi è determinante anche quando è a casa a cenare”. E pure: “Mi sono appellato allo spirito di Sant Jordi, non poteva finire meglio di così”.

 

Ecco ci sono dei giorni che vorresti parlare di Luis Enrique. E invece finisce che la lingua ti s’impiglia lì, dove fa male. E parli di Stefano Pioli. Che non sai più – nessun tifoso bauscia né psicoanalista interologo lo potrà mai sapere – se sia un disastro lui, o sia l’ennesimo agnello al macello divorato della Banda degli Orfani (orfani di Mou, of course). Sta di fatto che la squadra del bravo e apofatico tecnico emiliano dalle scoppole non si riprende, anzi passa da una all’altra con una facilità all’Assurdo (maiuscolo) che Jonesco ci ha provato tutta la vita, ma non l’ha mai raggiunto. E così Pioli ha niente da far battute, e manco è il suo stile. E nella notte ha pensato di lasciare. Ma pare che l’abbiano convinto a morire ancora un po’ lì, su quella panca che scotta. Il che forse è un gesto di fiducia. Ma forse, ed è più probabile, è soltanto quella famosa, ineffabile, mania dei cinesi per le torture lente, lente…

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    24 Aprile 2017 - 20:08

    Luis Enrique comincia a capire alcune cose elementari: Se vuoi segnare, devi tirare in porta. L'ha capito Rakitich ed è successo. Ma ormai per il Barca è troppo tardi. E neanche Messi basta più (Neymar è 20mo tra i marcatori).

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