Quale sarà il futuro dell’oro nero nell’éra di Trump e Putin

Come cambia la politica energetica dopo l’arrivo di The Donald alla Casa Bianca? Scenari e analisi nel nuovo numero di Oil Magazine

Quale sarà il futuro dell’oro nero nell’éra di Trump e Putin

foto LaPresse

Roma. Oil Magazine, la rivista edita da Eni, da oggi sarà in allegato con il Foglio, regalando l’opportunità di leggere analisi non convenzionali sul ruolo in divenire dell’oro nero negli attuali scenari economici mondiali. Partendo dagli accordi del novembre 2014 stipulati tra i paesi dell’Opec per ridurne la produzione e rilanciare i prezzi al barile, gli autori della rivista – molti dei quali membri del board di Eni – sviluppano diverse analisi per cercare di comprendere quali siano i possibili, futuri scenari economici e geopolitici nel medio e lungo periodo, tenendo in considerazione tanto i paesi Opec quanto – e soprattutto – i paesi non Opec: Russia e Stati Uniti su tutti.

 

Analizzando la posizione della Russia, in particolare, col suo ruolo predominante nel settore della produzione del gas e l’imprevedibilità politica del suo governo semiautarchico, Oil delinea le principali questioni emergenti da una sua possibile opposizione – o convergenza – con il suo storico rivale, Washington appunto, che nell’analisi di Jim Krane (Wallace S. Wilson Fellow for Energy Studies al Baker Institute della Rice University) emerge come “l’ago della bilancia” nel marasma delle relazioni internazionali odierne. Il fatto che gli autori non sempre condividano le stesse idee e opinioni rende la rivista un coro a più voci, dove analisi frutto di esperienze dirette nell’industria dell’energia si accompagnano a infografiche e dati illustrati esplicativi. Carlo Rossella apre il numero ponendo “il grande interrogativo” sulla durata del “vento di bonaccia” di cui sta godendo il cartello, una lunga intervista (ampi stralci sono stati anticipati dal Foglio giovedì 9 marzo) a Mohammad Sanusi Barkindo, segretario generale dell’Opec, illustra a fondo visioni e previsioni dei diretti interessati. Focus su Nigeria, Venezuela e Arabia Saudita completano il mappamondo “nero” dei produttori di petrolio, supplendo alla mancanza di un’idea definita della politica energetica trumpiana, sul cui alfiere Rex Tillerson – segretario di stato e sopratutto “oil man” in quanto ex ceo di ExxonMobil – si elevano grandi aspettative e altrettanti punti di domanda.

 

Le mosse del team energetico di Trump, giocatore essenziale sullo scacchiere petrolifero mondiale, saranno fondamentali per definire e prevedere azioni e reazioni degli altri membri produttori. L’Opec, un’organizzazione da tempo in declino quanto i prezzi del suo prodotto, starebbe riacquistando prestigio e importanza, catapultandosi con protagonismo nella gestione dei rapporti economico-energetici che regolano in larga parte – e ancora oggi – il sistema industriale del mondo. Nonostante su quest’ultimo punto non tutti i collaboratori di Oil concordano, la coerenza dell’Opec nel perpetrare una politica di tagli alla produzione e spinta sui prezzi gli ha senz’altro permesso di riemergere come un negoziatore determinato. Tutto però dipende dall’incognita americana. In questo contesto, le analisi possono aiutare a scoprire in che direzione la Casa Bianca sposterà gli equilibri mondiali nei prossimi mesi. Buona lettura.

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