Il capo dell’Opec spiega cosa cambierà per il petrolio nell’èra Trump

Perché l’intesa sui tagli alla produzione rivoluzionerà radicalmente gli equilibri del settore. Intervista al nigeriano Barkindo. Un'anticipazione di Oil Magazine, in edicola dal 14 marzo in abbinata speciale con il Foglio

Il capo dell’Opec spiega cosa cambierà per il petrolio nell’èra Trump

Anticipiamo un estratto dell’intervista al segretario generale dell’Opec, il nigeriano Mohammad Sanasi Barkindo, pubblicata nell’edizione di Oil Magazine, in edicola dal 14 marzo in abbinata speciale con il Foglio.

 


 

Dopo otto anni di incomprensioni e vertici fatti più di veti incrociati che di decisioni concrete, lo scorso 30 novembre, spazzando via scetticismi e dubbi, i Paesi esportatori di greggio hanno raggiunto un’intesa per ridurre la produzione petrolifera di 1,2 milioni di barili al giorno. A ruota, un nutrito gruppo di nazioni non aderenti all’Opec, guidate dalla Russia, il 10 dicembre si è unito a questa decisione tagliando la propria produzione per ulteriori 600mila barili al giorno. Presidente Barkindo: con l’intesa sui tagli alla produzione raggiunta a novembre, si può dire che l’Opec sia tornato a farsi carico del bilanciamento del mercato petrolifero? “L’aspetto più importante da sottolineare è che con la decisione di 24 paesi produttori, 13 Opec e 11 non-Opec guidati dalla Russia, si punta a lavorare insieme per bilanciare il mercato del petrolio: questo avrebbe un impatto enorme sull’industria petrolifera e per i paesi produttori, con benefici estesi all’intera economia globale. Siamo in presenza di un avvenimento davvero storico perché per la prima volta abbiamo i paesi Opec, e numerose nazioni non-Opec, uniti nel siglare un accordo per bilanciare il mercato petrolifero”.

 

L’accordo sta dando i suoi frutti: il trend ribassista si è invertito. Che scenario prevede? Fin dove potrà arrivare il prezzo del petrolio? “L’obiettivo di questa dichiarazione di cooperazione tra paesi Opec e non-Opec è di bilanciare il mercato. L’accordo ha completamente cambiato, positivamente, l’atmosfera del settore petrolifero: abbiamo già visto l’inizio di una ristrutturazione nel mercato e adesso abbiamo nelle nostre mani il potere per rendere credibile questa dichiarazione. Per il resto, più che di obiettivi di prezzi, noi preferiamo ragionare di un obiettivo di stabilità: il nostro scopo attuale è di riportare il mercato in equilibrio, di ricostruire un rapporto equo tra domanda e offerta in modo da assicurare la stabilità”.

 

 

L’intesa arriva dopo otto anni di incomprensioni tra i paesi Opec. Che importanza riveste questo accordo dal punto di vista dei vostri equilibri interni e della capacità dell’Opec di impattare efficacemente sul mercato del greggio? L’Opec, insieme ad altri 11 paesi non-Opec, ha scritto una pagina davvero storica per l’industria petrolifera mondiale che traccia le sfide che abbiamo davanti a noi. Adesso dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare il mercato petrolifero e per sostenerlo nel breve, medio e lungo termine”. Crede che ci saranno problemi nell’implementazione dell’accordo? Diversi analisti temono che non tutti i paesi dell’Opec rispetteranno i tagli. “Questa dichiarazione di cooperazione ha efficacia solo a partire da gennaio. Abbiamo discusso nelle scorse settimane con i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo e siamo in marcia con tutte le nazioni partecipanti per fare del nostro meglio per iniziare a implementare questa decisione storica”.

 

I paesi non-Opec manterranno la promessa di collaborare a far calare la produzione mondiale? “Posso rispondere che al momento non conosco il livello per il quale si è esposto ognuno dei 24 paesi, Opec e non-Opec, sulla base di un impegno volontario al momento della sottoscrizione dell’accordo”. Il presidente Donald Trump si è da poco insediato alla Casa Bianca: quale pensa possa essere il suo impatto sul settore energetico e, nello specifico, su quello petrolifero? “Noi aspettiamo innanzitutto di vedere le politiche che eventualmente farà il presidente Trump. Di sicuro, noi supportiamo i continui investimenti nel settore energetico e in particolare in quello petrolifero, in modo da assicurare che l’economia mondiale sia continuamente rifornita di petrolio per mantenere e aiutare la crescita dell’economia globale”.

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