Metro Manila

Di Sean Ellis, con Jake Macapagal, Althea Vega, John Arcilla, Erin Panlillo

L’immagine che apre il film – un uomo a terra con il suo paracadute – verrà spiegata soltanto nell’ultima scena (fa riferimento a un goffo dirottamento avvenuto nel 2000). La voce fuori campo certifica solennemente: “Tutte le processioni finiscono davanti alla chiesa”. O, come preferisce dire il protagonista, “Se sei destinato a impiccarti non morirai affogato”. Non proprio un pensiero confortante, adatto però al poveraccio di turno. Vive con la famiglia in campagna, lavora in risaia, le pianticelle di riso si ammalano, il raccolto è misero e non basta neppure per comprare le sementi per l’anno successivo, figuriamoci a sfamare quattro persone.

 

Salgono sulla corriera e vanno a Manila (una figlia ha il mal di denti, le dicono che i dottori sono in città). Arrivano a Manila – traffico, rumore, calca, barche con i panni stesi, miseria, spazzatura, braccianti pagati con qualche panino, bordelli e tenutarie. L’altra figlia vede un albergo con l’insegna al neon “Hotel Paradiso”, e chiede: “E’ lì che andiamo quando moriamo?”.

 

Film filippino è quasi come dire film portoghese; quasi sempre avanzano con rara lentezza e nel caso di Lav Diaz – il regista premiato con il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, per il film “The Woman Who Left” – possono anche durare quattro ore (tenete a mente il nome di Lav Diaz per evitarlo, se mai uscirà, magari tra un paio di estati, quando il pubblico estivo sarà estinto a furia di scarti e artistici capolavori che non consiglieremmo alla lunga lista dei nostri nemici). Per fortuna il regista di “Metro Manila” è inglese, aveva ambientato un film precedente in un supermercato, quindi si tiene sotto le due ore.

 

Si fosse tenuto sotto l’ora e mezza sarebbe stato meglio. La storia spreca una trentina di minuti tra miserie & colore locale, con prevedibile discesa sempre più in basso della famigliola. Comincia davvero quando il nostro trova lavoro come autista di un furgone blindato che trasporta cassette altrettanto blindate, non sempre di provenienza regolarissima. E finalmente arriva il film: succedono cose, ci sono i colpi di scena, i personaggi smettono di essere disegnati seguendo i puntini.

 

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