Adorabile nemica

di Marc Pellington, con Shirley MacLaine, Amanda Seyfried, AnnJewel, Lee Dixon, Anne Heche

Non sparate su Shirley MacLaine. È più vispa e più divertente in “Adorabile nemica” di quanto il fratello Warren Beatty (tre anni più giovane di lei, ha compiuto gli ottanta quest’anno) sia in “L’eccezione alla regola”. Riassumiamo: sceglie per sé la parte di Howard Hughes, che all’epoca ricostruita nel film era nei suoi cinquanta, si fa baciare da una ragazza carina come Lily Collins nonché religiosamente educata, dirige un film che bisognava accorciare di mezz’ora. Non sparate su Shirley MacLaine, se non siete disposti a fare lo stesso con i vecchietti rapinatori di “Insospettabili sospetti”, l’altra uscita geriatrica della settimana. Non sparate su Shirley MacLaine, ancora bellissima: l’ottantenne che vuole sempre avere l’ultima parola (“The Last Word” era il titolo originale) è perfetta nella sua stronzaggine. Almeno finché il regista cambia tono e registro: è verità cinematograficamente riconosciuta che ogni solitario dal brusco carattere debba diventare un compagnone buono in vista del the end. Stufa di rimbrottare il giardiniere e la cuoca e la parrucchiera, la vecchietta tenta il suicidio con vino rosso e sonniferi. La salvano, si rende conto di aver controllato tutto tranne il necrologio. Arruola la giovane giornalista Amanda Seyfried, che non cava un ragno dal buco: anche il prete dice di odiarla, l’unico pensiero positivo suona “vorrei che morisse”. Dopo un litigio, concordano: è la vita a essere carente, non la scrittura. Bisogna procurare in fretta gli elementi che arricchiscono gli obituaries (lo diciamo in inglese, lì è un nobile genere letterario). Shirley MacLaine a caccia di un minore nero o disabile a cui cambiare la vita è uno spasso, entra al centro e chiede alle educatrici “dove sono i bambini a rischio?”. Davanti alla figlia – che per anni non ha voluto vederla, e ancora la rimprovera – scoppia a ridere: “Se hai un marito e due figli meravigliosi vuol dire che sono stata per te un’ottima madre”. Era questo il registro da sfruttare fino in fondo, da “vecchia signora indegna”. Invece arrivano i dischi in vinile: segno sicuro che un film, o qualsiasi altra storia, sta deviando verso il sentimentalismo e la nostalgia.

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