KONG: SKULL ISLAND

di John C. Reilly, con Brie Larson, Tom Hiddleston, John Goodman, John C. Reilly

Un caso da studiare a scuola, capitolo “Come rovinare una magnifica storia”. L’originale “King Kong” - di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, anno 1933 - ammodernava “La bella e la bestia”, fiaba che conosciamo perlopiù nella versione di Charles Perrault (il cinema giovane e affamato divorava ogni cosa: Oscar Wilde, Charles Dickens, i mostri della tradizione). Invece dell’oscuro palazzo - riappare la prossima settimana, completo di teiera e orologio parlante, nel bis con Emma Watson del film 1991 targato Disney - c’era un’isola remota. Una troupe arrivava fin lì per girare un film, lo scimmione residente rapiva la fanciulla. Per amore: non le torceva un solo capello biondo, nella versione senza vestiti le asciugava i vestiti bagnati con un soffio, la appoggiava su un cornicione dell’Empire State Building prima di buttar giù gli elicotteri. Bei tempi, una fanciulla poteva sognare. 40 anni dopo - siamo nel 1973, le truppe americane si ritirano dal Vietnam, l’anno risulta propizio anche per una bella colonna sonora in vinile - una ragazza come minimo fa la fotoreporter pacifista, con bicipiti, reggiseno push up e coscienza ecologica molto più avanti rispetto all’epoca. Lo scimmione Kong è rimasto uguale: pur nella meraviglia degli effetti speciali - in questo settore, contiamo quasi un secolo - lo hanno piallato là sotto come Ken il fidanzato di Barbie. Ringhia e sbava (realismo esteso agli altri mostri preistorici, sempre a fauci spalancate con rivoli di saliva) ma il corteggiamento finisce lì. Lei lo guarda come una specie in via di estinzione: niente fremiti di selvaggeria, solo curiosità scientifica, la macchina fotografica che fa sempre clic. Skull Island è una terra dimenticata dal tempo, in un punto dove nella seconda guerra mondiale potevano affrontarsi un americano e un giapponese (interviene Kong a spacciare la faccenda). John Goodman vuole andarci per motivi scientifici, sostiene (ma ha un’agenda segreta). Gli fa da scorta il veterano Samuel L. Jackson, che sbraita e tende al colonnello Kurtz in “Apocalypse Now”. Il regista lo asseconda facendo volare e schiantare gli elicotteri sullo sfondo di tramonti rosso fuoco.

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