BLEED - PIÙ FORTE DEL DESTINO

di Ben Younger, con Miles Teller, Aaron Eckhart, Katey Sagal, Ciaran Hinds

Vittoria, bruciante sconfitta, ritorno trionfale sul ring. La struttura consolidata che regge i film sulla boxe vale solo per i maschi: in “Million Dollar Baby” di Clint Eastwood, Hilary Swank si trova tra i piedi uno sgabello fuori posto e resta paralizzata. Un frontale con l’auto avrebbe potuto chiudere la carriera di Vincenzo Pazienza - poi Vinny Paz per eliminare l’eccesso di vocali che ne svelava l’origine ciociara: frattura al collo, per i dottori non avrebbe più camminato, figuriamoci tornare sul ring. Indossò una specie di esoscheletro fissato con le viti al cranio, e tornò a combattere (con che gioia degli avversari si può immaginare, c’era il rischio con un pugno di paralizzarlo). Prodotto da Martin Scorsese, “Bleed” racconta ogni cosa, insistendo senza anestesia sui dettagli cruenti. Il soprannome viene dalla scarsa difesa del pugile, che preferiva attaccare e non si curava delle sopracciglia sanguinanti. Quando gli levarono l’esoscheletro - viti nel cranio, ripetiamo per i sensibili e gli ipocondriaci - non volle l’anestesia. Allo spettatore non fanno la stessa domanda, accetterebbe volentieri un bicchierino per non distogliere gli occhi dallo schermo, e un attore come Miles Teller completa il quadro. Era costui il batterista che in “Whiplash” di Damien Chazelle (mancato vincitore all’Oscar con “La la land”) si esercitava fino al sangue sulle mani. Voleva diventare il più bravo di tutti, e strappare uno sguardo d’approvazione al maestro (l’attore J. K. Simmons, proprietario del locale che costringe Ryan Gosling a suonare melodie d’accompagno per la gente che mangia): chiaro caso di follia concava e follia convessa, avrebbe detto Karl Kraus. Si fa massacrare qui dal regista di “Boiler Room - 1km da Wall Street”, bel film di 15 anni fa con Giovanni Ribisi che passava con successo dalle bische clandestine al brokeraggio. Pugni, cure mediche, vita non proprio morigerata e per rientrare nel peso forma molta cyclette. Prima di pedalare, per sudare il più possibile, bisogna avvolgersi nella plastica da cucina. Vinny Paz, nato nel 1962, s’è fatto un bel pianto vedendo la sua vita e i suoi dolori sullo schermo.

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