LA LA LAND

di Damien Chazelle, con Emma Stone, Ryan Gosling, John Legend, Rosemarie DeWitt

Delizioso, non sapevo se guardarlo o se leccarlo”, scrive Anthony Lane sul New Yorker (uno che non ha l’entusiasmo facile, e neanche giudica i film facendo appello al bambino dentro di noi). Però mette una gran voglia, speriamo anche a chi non ama i musical e fa confusione tra Vincente Minnelli e Liza Minnelli. “La La Land” è una meraviglia, un film che segna la differenza tra chi ama il cinema e chi il cinema non lo ama. Magari lo tollera, magari lo va a vedere, magari pensa che faccia parte di un minimo bagaglio culturale assieme a qualche romanzo, magari pensa che debba essere insegnato nelle scuole, magari lo vuole anche scrivere o girare o recitare. Ma non lo ama per davvero, e non è pronto a sopportare tanti brutti film per guadagnarsi un simile gioiello. Lo ha scritto e diretto Damien Chazelle, poco più che trentenne. Sembrava avesse fatto il botto con “Whiplash”, la storia del giovanotto che si fa sanguinare le mani a furia di esercizi alla batteria. E invece rilancia, con un film che nessuno voleva produrre e che ha messo insieme 14 candidature agli Oscar (il record di “Titanic” e “Eva contro Eva”).

Tutte bianche, allegre, moderne, ignare della correttezza politica e della tradizione che vuole in pole position biografie edificanti, pellicole sull’Olocausto, belle donne imbruttite dal trucco. Emma Stone (da “Birdland”) e Ryan Gosling (da “Drive”) sono bellissimi e di sublime eleganza. Quando studiano la parte e la partitura incolonnati in macchina. Quando litigano sul jazz (lei lo odia, e lo dice al primo appuntamento, per lui non esiste altra musica). Quando lei tira fuori le scarpette dalla borsa per ballare il tip tap, davanti a un tramonto losangelino rosa e viola. “Sprecato per noi, altri due si sarebbero innamorati”, dicono le parole della canzone, una delle tante che si canticchiano uscendo dal cinema. Quando la proiezione di “Gioventù bruciata” si interrompe, e vanno al Planetario visto sullo schermo. Una favola per i nostri tempi? Niente affatto: “La La Land” è un film realista e contemporaneo, informato sulla vita e sull’arte. Molto più delle storie vere – e a tendenza ricattatoria – candidate all’Oscar.

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Commenti all'articolo

  • p.ascari

    21 Febbraio 2017 - 13:01

    no no e poi no. Rivendico il fatto che a me piace il cinema, e molto, e quindi trovo lalaland un film tutto sommato noioso, con una trama piatta piatta e scontata dalla prima inquadratura (questi due si innamorano le pensi dopo circa 30 secondi, quando lui sorpassa lei alzando il ditino). , una sceneggiatura pressoché inesistente, musiche banaline (alzi il dito chi si si ricorda una canzone che è una) , coreografie trascurabili. Non c'è nulla di bello e di emozionante, ma è tutto molto carino. Ecco: carino, non bello. E non so se si possa trovare un aggettivo peggiore. 4 alla Mancuso, stavolta. E mi spiace.

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  • vanessazarastro

    vanessazarastro

    30 Gennaio 2017 - 18:06

    Non sono molto d'accordo. Chazelle è bravo ma ha fatto un pò un copia-e-incolla di tanti storici film con storiche coppie di professionisti della danza. Trovo che il film -con lei senza voce e lui poco snodato- non abbia l'eros della danza di Cyd Charisse e Fred Astaire. Ciononostante è "carino" e anche molto. Gli americani dicono "it's so cute". Ma tutto qui. Diamo pure l'Oscar a chi fa un film sull'Olocausto!

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