THE FOUNDER

di John Lee Hancock, con Michael Keaton, Laura Dern, Nick Offerman, John Carroll Lynch

Prima di McDonald’s, c’erano i ristoranti drive-in. L’hamburger con le patatine si mangiava in macchina, dopo che la cameriera aveva preso nota dell’ordinazioni, aveva portato il foglietto in cucina, era tornata con il vassoio. Solo che la cameriera, giovane e in calzoncini, cercando di evitare le palpate spesso si sbagliava (e sempre arrivava dopo mezz’ora). Dopo un tentativo fallito di lavorare nel cinema – aprirono la loro sala nel settembre del 1929 – i fratelli californiani Max e Richard McDonald applicarono il modello fordista in cucina, al bancone, nel servizio ai clienti. La catena di montaggio che produce hamburger – cotti per un tempo prefissato a una temperatura stabilita, come le patatine, e guarniti con quattro spruzzi di senape, quattro spruzzi di ketchup e due fettine di cetriolo – viene provata come un balletto. Segni per terra con il gesso, vassoi e movimenti sincronizzati. I clienti arrivano e si servono da soli. I piatti non servono, giusto un po’ di carta per avvolgere il panino e un sacchetto per portarlo via. Sono gli anni 50, hamburger patatine e coca cola costavano 35 centesimi di dollaro. Però, se andate a vedere la storia della multinazionale odiata dai cultori del mangiar sano (e costoso, in barba al sogno americano come lo racconta Andy Warhol: “nessuno, per quanto la paghi cara, potrà avere una Coca Cola migliore della mia”) alla voce “fondatore” trovate il nome di Ray Kroc. Era costui un venditore porta a porta – non di aspirapolveri o spazzole bensì di frullatori multipli. Invece di fare un milk shake per volta ne facevano cinque, eliminando le attese. Non è che avesse gran successo, nonostante la sua convinzione che domanda e offerta funzionassero come l’uovo e la gallina: se l’offerta cresce anche la domanda aumenta, non solo il viceversa. Il film ripercorre – con qualche indugio – l’origine degli archi dorati, così come Ray Croc la racconta in “La vera storia del genio che ha fondato McDonald’s” (Newton Compton). Conobbe i fratelli McDonald perché gli avevano ordinato sei frullatori. Con perseveranza – più potente del talento, del genio e dell’istruzione, sostiene – creò l’impero.

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