ALPS

di Yorgos Lanthimos, con Angeliki Papoulia, Ariane Labed, Aris Servetalis, Johnny Vekris

Aveva fatto una buona impressione con “Dogtooth”, vale a dire “Canini”. Due genitori per preservare i figlioli dalle brutture del mondo li avevano convinti che gli aeroplani fossero sagome di carta e parlavano con loro in un linguaggio inventato. Con risultati divertenti, o almeno così sembrarono allora. Era Cannes 2009, veniva naturale pensare quel film come la controparte intellettuale di “The Village”, uno degli insuccessi di M. Night Shyamalan (a fine gennaio l’angloindiano torna nelle sale con “Split”: James McAvoy dalle 23 personalità, forse 24). La penitenza sperimentata con i film successivi del regista greco – uno è questo; l’altro si intitola “The Lobster” girato nel 2015 – impone un tantino di revisionismo.

“The Lobster” raccontava una società dove l’accoppiamento era obbligatorio. Se la morosa ti lasciava finivi in una clinica-prigione e dovevi trovare al più presto una sostituta, pena la trasformazione in un animale di tuo gusto (Colin Farrell baffuto sceglie l’aragosta, mentre nei boschi la resistenza lotta per cambiare le regole). Girata e rigirata, con tutta la buona volontà, la storia non aveva senso alcuno, e neppure possedeva le attrattive necessarie per diventare metafora di qualcosa (che poi sarebbe “per diventare analogia di qualcosa”: la battaglia contro le metafore a casaccio l’abbiamo persa tanto tempo fa). “Alps” sta tra i canini e l’aragosta, lo vediamo con cinque anni di ritardo che non hanno migliorato la situazione. Incomprensibile era e incomprensibile resta – nel suo rigore, punto che ogni critico fa non perde occasione di sottolineare (vuol dire: in maniera incomprensibile comincia, incomprensibile rimane scena dopo scena, e non pensate a uno scioglimento finale, logica e buon senso non abitano qui). Quattro figuranti impersonano per chi lo desidera i cari estinti, serve per elaborare il lutto. “Alpi” è il nome del gruppo, uno si fa chiamare Monte Bianco un’altra – dissidente – Monte Rosa. E perché mai? perché le Alpi sono insostituibili, ma nello stesso tempo possono stare al posto di qualsiasi altra montagna. Vale anche per i cari estinti. Vedetelo a vostro rischio, decliniamo ogni responsabilità.

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