OCEANIA

di Ron Clements e John Musker, voci italiane di Angela Finocchiaro, Chiara Grispo, Rocco Hunt

Al confronto, l’oceano e le meduse di “Alla ricerca di Nemo” – nel 2003, il massimo delle meraviglie consentite dall’animazione al computer – paiono una pozza d’acqua scura (nel seguito, “Alla ricerca di Dory” l’acqua guadagna in trasparenza e la storia ripete un canovaccio già mandato a memoria). Il Pacifico di “Oceania” – l’ultimo film Disney doveva essere “Moana”, dal nome dell’eroina, ribattezzata Vaiana perché i piccini non cerchino su internet quel che già conoscono – appare cristallino e verdolino. Come deve essere, con la sua spiaggia di sabbia bianchissima. Gli sforzi sono stati concentrati nel reparto “rifacciamo la natura, procuratevi tutti i reportage e i documentari con la sigla National Geographic in circolazione”. Intanto l’ufficio pubblicità faceva sapere al mondo che l’eroina femminista non cerca marito, preferisce governare la sua nave “fino alla barriera corallina e oltre”. Altro che principesse, prigioniere nella torre o baciatrici di ranocchi o congelatrici di mondi per capriccio. Detto e fatto: l’articolo già scritto, con la sua bella tendenza da ceto medio riflessivo, non si butta via (due ore risparmiate).

Oltre al femminismo, l’ecologia: nell’isola felice – piedi nudi e fiori nei capelli, un immaginario vicino alla pubblicità degli shampoo profumati al cocco – le palme sono malate e il pesce scarseggia (lo si capisce anche dal fatto che sono tutti obesi, il semidio e il regale padre di Vaiana: devono mangiare schifezze da parecchio). Oltre al femminismo e all’ecologia, arrivano le questioni identitarie: a sentir cantare “il nostro popolo ha la sua identità, noi tutti sappiamo chi siamo” non c’è Lin-Manuel Miranda che tenga. Il rap si addiceva a Hamilton, nel musical dedicato dal compositore all’orfanello che sbarcò a New York dai Caraibi e ora appare sul biglietto da 10 dollari. Non alla figlia di re che diventerà comunque regina, e nelle sue avventure acquatiche fa coppia con Maui, il semidio riluttante coperto di tatuaggi animati (e spesso bugiardi). Salvano la serata il granchio con i brillantini nei denti e i pirati Kakamora, feroci nocine di cocco munite di cerbottane.

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