SING STREET

SING STREET

Nessuna scuola di Dublino è stata maltrattata per girare questo film. Lo leggiamo nei titoli di coda (non proprio in questi termini, ma il concetto è chiaro). John Carney tiene a farci sapere che la scuola da lui frequentata – a Synge Street – non somiglia a quella descritta nel film. I preti non minacciano, non intimidiscono, non esigono scarpe scure da un ragazzino mandato lì perché i genitori si stanno separando e non hanno più i soldi per la scuola privata. Conor viene maltrattato dai bulli (anche questo finirà in musica, come gli insegnanti maneschi e i litigi dei genitori). Siamo nel 1985, c’è la crisi e gli interni familiari sono di spaventosa tristezza, certi stampati e certi tagli d’abito fanno il resto. Conosciamo il regista per “Once”, uscito nel 2007: il regista ancora abitava nel seminterrato dei genitori, sempre a caccia di soldi per girare i suoi film. Fu invitato al Sundance – il festival degli indipendenti organizzato a Salt Lake City da Robert Redford – e la sua vita cambiò. Passo successivo, un film americano con Mark Ruffalo e Keira Knightley, “Tutto può cambiare”. “Once” era originale: un musicista di strada e una pianista immigrata clandestina – senza pianoforte, lo suona nei negozi finché non la cacciano – trovavano la via per il successo (unico lieto fine, eravamo in Irlanda, non in un film americano che li avrebbe fatti sposare). Il secondo ripeteva la formula con poche variazioni. “Sing Street” sta nella scia, e funziona magnificamente, mentre la trasferta negli Stati Uniti aveva interrotto la magia: la musica salva, sempre, anche negli anni 80 dei Duran Duran degli Spandau Ballet, di The Cure, dei Joy Division. Conor cambia look man mano che cambiano i suoi idoli. Resta fissa la passione per Raphina, più grande di lui. Dice di essere una modella, lui finge di suonare in una band e di cercare una ragazza per girare un videoclip (diavoleria modernissima, allora). La band viene messa su in fretta e furia. Strepitosi i casting, assieme all’unico compagno di scuola che parla con Conor invece di menarlo (insomma, l’altro nerd con l’apparecchio ai denti). Filologiche – con grinta e tenerezza – le riprese dei videoclip.

 

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