DANIEL BLAKE

DANIEL BLAKE

Non cambierà mai. Aveva annunciato il ritiro dalla lotta (parlare di “cinema” nel caso di Ken Loach non rende l’idea). E’ tornato in pista con un film - lo chiamiamo così per convenzione, sarebbe meglio dire una vibrata denuncia, un grido di dolore, uno sdegnato manifesto - portandosi via la Palma d’oro a Cannes (per la seconda volta, la prima nel 2006 con “Il vento che accarezza l’erba”). Annuncia in un’intervista al Guardian che bisogna essere furiosi per come vanno le cose in Gran Bretagna sul fronte dei poveri, della Sanità, della burocrazia. Chiarisce una volta per tutte - il sospetto c’era, ma pensavamo di essere troppo maligni - che la sinistra britannica ha odiato David Cameron più di Margaret Thatcher.  Tenta il confronto tra le disgrazie dei poveri di oggi con i poveri del 1966, come li raccontò in “Cathy Come Home”, episodio di una serie Bbc intitolata “Wednesday Play”.

 

Allora si firmava Kenneth Loach, la sua sfortunatissima Cathy perdeva la casupola, il marito ubriacone, forse anche la custodia del bambino. Però in quegli anni, fa notare il regista, le persone erano solidali e la privatizzazione non aveva allungato le sue mani rapaci sulla nazione (certi interni operai, con il contatore del gas che funzionava a monetine, evidentemente li ricordiamo solo noi). Dopo l’infarto, il sessantenne Daniel Blake è troppo malato per lavorare e troppo in forma per avere un sussidio. Aggiungete che fa lo spiritoso con la signorina incaricata di accertare le sue condizioni fisiche, e che non sa usare il computer (solo noi, evidentemente, conosciamo nonni che chiacchierano via Skype con i nipotini).

 

Fa amicizia con una ragazza madre da poco a Newcastle: due bambini senza marito e senza un lavoro, mantenerla a Londra era costoso. Le miserie si incontrano, gli spettatori scoppiano in lacrime assistendo alle peripezie dell’uno e dell’altra, nessuno pensa alle migliaia di persone che hanno campato di sussidi per anni, se non per decenni (era più conveniente che lavorare). “Il Fatto” ha stabilito che gli operai non vanno a vederlo, è un film per spettatori benestanti. Altro tocco grottesco: lo amano e lo applaudono soprattutto i critici che il welfare non lo godranno mai.

 


 

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