PETS - VITA DA ANIMALI

di Chris Renaud e Yarrow Cheney, voci italiane di Alessandro Cattelan, Laura Chiatti
PETS - VITA DA ANIMALI

Carina l’idea di cani e gatti che in assenza dei padroni se la spassano (salvo poi fingere che hanno sbadigliato contando i minuti che mancano al croccantino e alla pisciatina). Il bassotto usa il frullatore per un massaggio alla schiena, il barboncino toglie la musica classica e fa rimbombare l’heavy metal, la gatta si serve direttamente dal frigo, dolce o salato non importa. Il cagnolino Max si ritrova a convivere con il colosso peloso Duke, adottato dalla padrona in un momento di generosità: ha dalla sua l’astuzia e la conoscenza del territorio, ma le dimensioni contano. Divertente, ma finisce subito: basta giusto per il trailer e per i manifesti personalizzati, alla Mostra di Venezia dicevano “cosa fa il tuo cane mente sei alla conferenza stampa?”. Poi “Pets” decisamente migliora. Dal caseggiato esce nelle strade di New York, e poi nei bassifondi, perfino nelle fogne. Fa battute sul fatto che tutti ormai migrano verso Brooklyn, arruola un falco e un cane paralizzato che si trascina sulla carrozzella (sfreccia, quando necessario: i voltafaccia sono all’ordine del giorno).

 



 

I Minions – personaggi nati con “Cattivissimo Me” e poi titolari di un film proprio, medesima factory – sono dello stesso giallo, vestiti con la stessa salopette e gli occhiali da saldatore anche in versione monocolo. Gli animali di “Pets” offrono invece un ricco assortimento di caratteri e manie. E fuori dall’appartamento i cattivi sono molto più interessanti. A partire dal coniglio Snowball (“Nervosetto” nella versione italiana, doppiato da Francesco Mandelli): fa rapine con un maiale tatuato e un camaleonte come complici. Sembra tenero ed è cattivissimo, con i dentini da una carota ricava una chiave per aprire il furgone dall’accalappiacani (e altri animali infestanti). Nell’originale aveva un accentaccio da nero malavitoso, uno spasso. Sono i “flushed pet”, i coccodrillini buttati nelle fogne. Regalati e coccolati finché non crescono, e i genitori li buttano nel cesso tirando lo sciacquone (lo faceva il topo di città con il topo di campagna in “Giù per il tubo” della Aardman Animation e Dreamworks). Inadatto ai bambini? Sicuro, “Pets” è più adatto ai grandi che si godranno tutte le battute, al netto di quelle smarrite nell’adattamento. Restano invece le citazioni di scene celebri, da “Grease” a “La finestra sul cortile”.

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