BRIDGET JONES BABY

BRIDGET JONES BABY

Parlando di cinema, il terzo film con la zitella più famosa del mondo regge bene al tempo, considerando i quindici anni trascorsi dal primo (e i dodici dal secondo). Non ha, per dire, il patetismo di “Sex and the City 2”, regista Michael Patrick King: le non più ragazze degli anni 80 vanno in gita ad Abu Dhabi e scoprono sotto i chador vestiti firmati (d’accordo, il tramonto dell’occidente è un’altra cosa, ma anche i dettagli contano). Sono esclusi dal giudizio i ritocchi sulla faccia di Renée Zellweger, le gambe a stecco assurde per una cicciottella, e le troppe smorfie. Nella prossima puntata – anticipata nell’ultima scena come se fosse un film di supereroi – sarebbe divertente un cambio della guardia (adesso, per favore, non fate le scene che hanno fatto i maschi quando hanno tolto Bill Murray da “Ghostbusters”). Regge bene per l’ambiente di lavoro: alla tv di news arriva la nuova dirigenza – una femmina giovane, circondata da maschi hipster – e appena l’intervista si fa noiosa minaccia di mandare il servizio “I gatti che somigliano a Hitler” (non ridete, voi cliccatori di gallery sui mici; e voi organizzatori di saloni del libro ricordate che i libri con la parola “gatto” nel titolo contribuiscono a tenere in piedi il settore). Bridget Jones va al funerale di Daniel Cleaver (Hugh Grant) e scopre che lui recitava i versi di Keats anche a una schiera di modelle ucraine. Dopo la rituale telefonata materna per la candelina numero 43 si regala un fine settimana da leonesse in una Spa. Bugia da amica: è il Glastonbury Festival, dove si va con gli stivali di gomma antifango, non vestite di bianco e con i tacchi. Finisce a faccia in giù nella palta, viene soccorsa da un bel maschio, tiene fede alla promessa “mi faccio il primo che capita”. Al funerale c’era anche Mr Darcy, in modalità più scostante che mai. Pure invecchiato male, ma Bridget è fissata, e la fissazione provoca danni. Parlando di cinema, il film con Bridget incinta funziona (magnifica la ginecologa cinica e sbrigativa Emma Thompson). Parlando di educazione delle ragazze va considerato un disastro. Ribadisce che amore significa “inseguire il noioso che sempre risponde a telefonate di lavoro”. E non “fuggire con il fascinoso miliardario che dipinge la stanza del bambino in bianco e nero – vedono così, i primi mesi – e bacia la terra dove cammini”.

 

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