MAN IN THE DARK

MAN IN THE DARK

I dettagli della preparazione – il regista li racconta a Filmmaker, rubrica Focal Point – sono da serissimo artigiano (se poi i registi artisti si decidessero a imitarlo, invece di tirar via perché devono esprimersi, avremmo film migliori). Lettura del copione a tavolino con tutti gli attori, come si usa fare in teatro. E’ il primo momento della verità per le battute, se non girano bene o se gli attori non le trovano abbastanza convincenti si cambiano (sul set è troppo tardi, gli straordinari della troupe costano). Siccome è horror – sentiamo il rumore dei lettori che se ne vanno, ma film di paura erano anche in concorso alla mostra di Venezia, bruttini però per salvaguardia dell’arte – il regista Fede Alvarez ha costruito anche un modellino della casa-set. Aiutandosi con i pupazzetti, come in una partita a scacchi ha simulato mosse e contromosse. Dei tre ragazzi di Detroit che per cambiare vita decidono di fare un colpo più grosso del solito – prima stavano sotto i diecimila dollari, furto semplice senza aggravanti. E del cieco che decidono di derubare: un lavoretto che dovrebbe fruttare 300 mila dollari e un biglietto per Qualsiasi-Altro-Posto-Al-Mondo. Il modellino serviva per capire se c’erano vie di fuga trascurate in fase di sceneggiatura (e per levarle di mezzo, subito). Per stabilire le posizioni dei personaggi in ogni minuto del film (basta con gente che dal piano terra si ritrova in cantina, non sappiamo come). Per non sbagliarsi sulle reazioni del cieco, veterano di guerra non privo di risorse, che non pensa di chiamare la polizia (segnale che i ladruncoli non decifrano in tempo utile). Gli puoi stare davanti al naso senza pericolo, ma guai a fare rumore, basta un respiro affannoso per svelarsi (“Don’t Breathe” era il titolo originale). La preparazione è stata accurata e i risultati si vedono: spettatori spaventati alla vecchia maniera, ricchi incassi, e niente idiozie. Spiega Alvarez: “Il mondo reale ha una sua logica, si scende tranquilli in cantina; se qualcuno lo fa in un film horror si qualifica subito come idiota. Per metterlo in pericolo bisogna trovare un’idea più originale”.

 

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