TORNO DA MIA MADRE

TORNO DA MIA MADRE

Un architetto è un muratore che ce l’ha fatta” fa notare il fratello alla sorella bionda che ha perso il lavoro (da architetta, appunto, aveva un solo cliente ormai fallito). E tuttavia rifiuta di occuparsi – nel senso di puntellare i muri – della vecchia casa dove passavano le vacanze. Accetta di sgomberare il garage che la madre vedova vorrebbe affittare, e anche lì combina guai. Intanto la sorella bruna si lagna per essere stata battezzata con un nome ordinario come Carole (gli altri sono Nicholas e Stéphanie). Accade in una disastrosa cena familiare, presente anche il cognato scemo con un’idea meravigliosa: fabbrica e spera di vendere evidenziatori color talpa. La mamma Josiane Balasko – azzeccata qui come nel ruolo da portinaia in “Benvenuti… ma non troppo” di Alexandra Leclère: il governo francese in gelido inverno aveva sistemato i barboni a casa dei ricchi, lei organizzava il mercato nero dei coinquilini – cerca di mettere pace. Accoglie in casa la disoccupata (e pure separata con figlio), la sveglia all’alba, prepara ricche colazioni, invita a sfogliare gli annunci sul giornale, protesta perché non spalma il burro con l’apposito coltello (in francese “tartineur”). Con internet ha rapporti difficili, si assenta o va a far la spesa senza borsa. I figli sono finalmente d’accordo: è Alzheimer. Sbagliato: non è la solita commedia, né sulla vecchietta smemorata né sui disoccupati a cui il collocamento offre solo volantinaggio su pattini a rotelle. O il coaching: “non sa quanti disoccupati insegnano agli altri a lavorare”. Non è neppure un campione di originalità. Basta il mestiere, e i francesi ne hanno da vendere. Quindi si lascia guardare, scacciando il pensiero di come potrebbe essere un remake italiano. I disoccupati li abbiamo, le madri vedove pure, da qualche parte in soffitta teniamo i disegni fatti all’asilo (innocenti, ma non sempre, i bambini registrano tutto). Non abbiamo gente che sappia scrivere dialoghi come questi, da teatro borghese. Non abbiamo attori pronti a recitarli con la giusta naturalezza. Incomprensibile la gag del riscaldamento, mamma lo tiene alto e la figlia lo abbassa. Ma tutti portano abiti estivi.

 

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