LA NOTTE DEL GIUDIZIO - ELECTION YEAR

LA NOTTE DEL GIUDIZIO - ELECTION YEAR

Niente più 4 luglio, niente Festa del Ringraziamento. I Nuovi Padri Fondatori d’America hanno istituito la Notte del Giudizio (era “Purge”, sta tra il far pulizia, il sacrificio e l’espiazione; stessa radice di “purgatorio” quindi, nel resto del film tradotto con “sfogo”). La nottata serve per tenere sotto controllo la criminalità, che era arrivata negli Usa a livelli da “1997: Fuga da New York” di John Carpenter (che tenerezza, il 1997 e che idea geniale Manhattan come carcere di massima sicurezza). Concede dodici ore di impunibilità per tutti i delitti, il più praticato è l’omicidio: chiunque può sparare a chiunque, i poliziotti non intervengono e neppure le ambulanze. Nel resto dell’anno, la criminalità scende all’1 per cento rispetto agli anni in cui al vicino potevi sparare quando ti saltava in mente. Succedeva nel primo film della trilogia scritta e diretta da James DeMonaco. Ricorda “La lotteria” di Shirley Jackson (paura tutta mentale, senza sangue o torture, anno 1948). E la rivolta di Los Angeles del 1992, evocata in tutto il suo orrore da Ryan Gattis in “Giorni di fuoco”. Anche le idee migliori degenerano, e in questo terzo film – il meglio dei tre, se avete intenzione di vedere un solo horror quest’estate, la scelta è obbligata – una candidata alla presidenza vuole abolire la fatale nottata (nel prologo vediamo che le hanno massacrato la famiglia, lei miracolosamente l’ha scampata).

 

A parte le questioni personali, le statistiche indicano molti morti tra i poveri, i barboni, i neri e gli ispanici (potendosi gli altri permettere allarmi, guardie, case blindate). I Nuovi Padri Fondatori negano, e minacciano il “dove andremo a finire, un pilastro della nostra cultura crollerà” (e anche il turismo: una banda di russi armati attacca in costumi e maschere da George Washington e compagnia di fondatori). Vanno a messa per celebrare “la notte che salvò il paese”, e vista la posta in gioco non tutti vogliono giocare pulito contro la bionda abolizionista (più spesso chiamata “la stronza”). “Election Year” risulta perfettamente sintonizzato con Hillary Clinton candidata, e i conservatori che come Donald Trump issano cartelli e maschere con lo slogan “Make America Great Again”. La struttura è solida, i riferimenti politici gustosi, i colpi di scena azzeccati, il ritmo frenetico. Non è che capiti spesso.

 

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