STAR TREK BEYOND

STAR TREK BEYOND

Difficile tenere i piedi per terra quando anche la gravità è artificiale”. Il capitano Kirk a bordo dell’Enterprise fornisce spiegazioni superflue già negli anni 60, per gli spettatori della serie originale (lo showrunner, anche se allora non si chiamava così, era Gene Roddenberry). E’ la componente nostalgia che bilancia la componente fracassona introdotta da Justin Lin di “Fast & Furious”, nuovo regista della saga spaziale. Lo ha scelto J. J. Abrams, che nel 2009 – sulla scia di “Lost” – diede una botta di energia cinematografica a Spock e a tutto l’equipaggio. Troppa energia, forse. Vedere in “Star Trek Beyond” il vulcaniano privo di emozioni che si fa spiegare come funzionano le donne –  quando dicono “è colpa mia”, vuol dire che la colpa è tua – un certo brivido ai vecchi spettatori lo procura. Colpisce anche lo scellerato intreccio tra “aliena in pericolo che chiede aiuto” (con svolte a malapena tollerabili negli episodi televisivi di mezzo secolo fa) e la magnifica metropoli di Yorktown dove l’Enterprise fa tappa. Sembra disegnata da Escher, il reparto effetti speciali l’ha popolata con una cinquantina di razze aliene. Serve per compensare un cattivo a una sola dimensione. “Con la Federazione vi siete impigriti, dovete lottare per sapere chi siete” sbraita Krall nella sua lingua, con dentini da “Alien” e molta meno bava. Passo successivo: mettere le galassie a soqquadro in cerca di una pietra sagomata. I nostri la stavano per buttare via. Peggio, la stavano per regalare a un popolo che giustamente si incazza, preso atto del riciclo. Le sequenze d’azione sono strepitose quanto la stazione spaziale (però, diciamo la verità, compiuti i sedici anni un po’ vengono a noia e si tende ad aspettare che finiscano). I dialoghi – duetti, per meglio dire – tra i personaggi sono spiritosi senza essere travolgenti, li ha aggiunti nell’ultima versione della sceneggiatura Simon Pegg: nel film ha la parte di Montgomery Scott e incontra una bionda aliena molto versata nell’ingegneria, tale Jaylah). Giocano con i personaggi che conosciamo già, forniscono informazioni ai nuovi spettatori, segnalano i tempi che cambiano. Hulu è gay, già lo sapete, abbraccia un compagno che lo attende quando sbarca a Yorktown. I dettagli sono a posto, perfino le tute sembrano ripescate in un negozio dell’usato. Mancano una missione – e una trama – davvero appassionanti.

 

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