MR COBBLER E LA BOTTEGA MAGICA

MR COBBLER E LA BOTTEGA MAGICA

L’adorabile Adam Sandler è stato davvero valorizzato solo da Paul Thomas Anderson in “Punch-Drunk Love” (“Ubriaco d’amore” era il titolo italiano, per finir di affossare il più negletto tra i film del regista, tutte le attenzioni vanno a “Il petroliere” o “Magnolia” oppure a “The Master”). Funzionava benissimo anche in coppia con Seth Rogen nel film di Judd Apatow intitolato “Funny People”: storie e tragedie di cabarettisti, già meno vendibili fuori dagli Stati Uniti, paese che rispetta e celebra la comicità (uno degli ultimi numeri del New York Magazine ha in copertina Luis C. K.). Lo usa come attore, comico e drammatico con pericolosi cedimenti verso il sentimentale, Tom McCarthy, il regista che costruì un film attorno a Peter Dinklage molto prima che fosse scritturato come Tyrion Lannister in “Game of Thrones”. In “The Station Agent” il nano ereditava una remota stazione di campagna, e si metteva in viaggio per raggiungerla. Un po’ on the road. Un po’ non è mai troppo tardi per cambiare vita. Stesso tema di questo film, girato prima del grande successo e dei due Oscar vinti con “Il caso Spotlight”, giornalisti contro preti pedofili (e stesso tema con fondo zuccheroso di “L’ospite inatteso”: aprirsi al nuovo e al diverso). In “Mr Cobbler e la bottega magica” Adam Sandler lavora come ciabattino, nella bottega di famiglia (ebraica) da varie generazioni (siamo nel Lower East Side, e dove se no?). Vive con la mamma vedova, che lo vorrebbe veder fidanzato prima di perdersi nell’Alzheimer. Ripara suole con una vecchia macchina per cucire. L’aria malinconica diventa terrore quando prova le scarpe di un cliente, si guarda allo specchio, e vede la faccia del cliente (“prima di giudicare qualcuno devi camminare un miglio con le sue scarpe” dice il saggio, e via con il realismo magico). Mr Cobbler – che appunto vuol dire ciabattino, il personaggio si chiama Max Simkin – coglie l’occasione per farsi un giretto da figo, un altro da nero, un altro ancora da papà morto (la mamma così può sprofondare contenta nell’Alzheimer, mentre lo spettatore fa i suoi sbadigli). Tenta un contropiede solo Steve Buscemi, in veste di unico amico – “ti comporti come un matto e trovo il negozio sempre chiuso”. Un po’ poco per un dramma, e anche per fare il verso alla frase di Spider-Man: “Un grande privilegio comporta grandi responsabilità”.

 

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