IT FOLLOWS

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"Astuto”, pensa lo spettatore all’inizio (purché sia un minimo incline ai piaceri del cinema horror e in grado di riconoscere che uno non vale l’altro). “Intelligente”, pensa man mano che la storia procede. “Originale, benissimo girato, davvero spaventoso” sono i pensieri che seguono, mentre la memoria torna indietro a “Quella casa nel bosco” di Drew Goddard. Ben riuscito tentativo, datato 2012, di dare una scossa alla trama più sfruttata del genere: amici che decidono di villeggiare in un posto fuori mano e vanno incontro a morte orrenda (corollario: si comportano da idioti e dicono cose che portano malissimo come “torno subito”: la saga “Scream” inventata da Wes Craven voleva far giustizia dei luoghi comuni e ha finito per rafforzarli). David Robert Mitchell racconta che all’origine c’è un suo sogno ricorrente.

 

Nel film, sono uomini, donne, ragazzini che si avvicinano – presenze che Sigmund Freud metterebbe senz’altro nel regno del perturbante – e puntano verso di te, mentre nessun altro intorno sembra vederli o notarne i dettagli sinistri. Gente che ti segue, appunto. Come suggerisce il titolo, rafforzato una doppia lettura più profondamente adolescenziale (con doveroso omaggio a “It” del maestro Steven King). Siamo a Detroit, potremmo essere ovunque. Una ragazza conosce un bel ragazzo, ci fa sopra un pensierino, ne parla ridacchiando con le amiche, al secondo appuntamento si avvinghiano sul sedile posteriore della macchina. Non sembrerebbe pericoloso come andar soli al cimitero in una notte senza luna. Il peggio che può capitare è che il giorno dopo lui non telefoni e magari cambi strada quando ti incontra. Sbagliato.

 

Succede che il giovanotto si è liberato di una orrenda maledizione passandola a te (e qui uno pensa quel che vuole, dalle malattie al senso di colpa, all’idea “non sono più vergine ora tutti me lo leggeranno in faccia”). Girato con pochissimi soldi e quasi nessun effetto speciale – se non certe inquadrature ampie, in cui lo spettatore affannosamente cerca il maligno inseguitore – “It Follows” era due anni fa al Festival di Cannes, sezione “Semaine de la Critique”. E’ il secondo film del regista, che debuttò nel 2010 con “The Myth of American Sleepover”. Niente orrore, soltanto adolescenti che vogliono divertirsi, seguiti nella notte da una telecamera incantata e curiosa.

 

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