TUTTI VOGLIONO QUALCOSA

TUTTI VOGLIONO QUALCOSA

Un delitto farlo uscire adesso, confuso tra i titoli estivi che fatichiamo a imparare, fatichiamo a collocare, fatichiamo a ricordare (anche inutile sforzarsi: alcuni sono uscite tecniche, giusto per poter dire “ha respirato l’aria della sala cinematografica” quando si apriranno le contrattazioni per cedere i diritti a una rete tv). L’ultimo film di Richard Linklater è bello quanto “Boyhood”, la storia del ragazzino che cresce sotto gli occhi della macchina da presa, girata sull’arco di una decina d’anni: il tempo era stato arruolato come unico effetto speciale. Altrettanto audace, ma così riuscito che l’azzardo di linguaggio e messa in scena si notano appena. Tre giorni prima di cominciare il college, andiamo a curiosare tra i giovanotti della squadra di baseball. “Niente alcool e niente ragazze”, ordina l’allenatore. Un minuto dopo sono tutti a una festa per rimorchiare. Jake è il nuovo arrivato, faccia da bravo ragazzo americano se mai ce n’è stata una (l’attore è Blake Jenner, denti perfetti e un leggero strabismo che lo rende ancora più simpatico). I grandi si vestono come John Travolta in “La febbre del sabato sera”, con tanto di tacchetti, o con le camicie sgargianti da scoppiati californiani. Il coach non aveva vietato le canne, loro le fumano lo stesso, atteggiandosi a guru e invitando a tirar fuori “your inner strange” (sempre meglio di “your inner child”).  Siamo negli anni 80, la colonna sonora ha lo sfarzo di “School of Rock”, il film che Richard Linklater ha girato nel 2003 con Jack Black. Solo per un assaggio: Dire Straits, Brian Eno, The Knack, Blondie, Frank Zappa, Queen, Pink Floyd, Patti Smith Group (per ribadire l’epoca, sul manifesto originale c’era una musicassetta con il nastro mezzo fuori). L’altro film di riferimento – “un seguito spirituale”, conferma il regista – è “Dazed and Confused”: uscito nel 1993, raccontava gli ultimi giorni di scuola in un liceo di fine anni 70. Nel cast c’erano Ben Affleck, Milla Jovovich e Matthew McConaughey, quindi tenete a mente le facce e i nomi dei ragazzotti – non tutti professionisti – S che recitano in questo film (il titolo viene da un brano hard rock dei Van Halen). Allegro e malinconico, pieno di energia, totalmente privo della nostalgia d’accatto che appesantisce questo genere di storie, se raccontate nella vecchia Europa.

 

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