MONEY MONSTER - L’ALTRA FACCIA DEL DENARO

MONEY MONSTER - L’ALTRA FACCIA DEL DENARO

Non vi lamentate mai quando vi faccio guadagnare soldi, vi lamentate solo quando li perdete”. Grazie a George Clooney che spiega l’economia in diretta tv – “Money Monster” è il titolo del programma – la regista Jodie Foster svela la contraddizione in seno al popolo dei risparmiatori (da noi sono sempre piccoli, anche in presenza di cifre ragguardevoli, e associati chiedono protezione dalle banche truffaldine). Svela anche la contraddizione in seno al popolo degli ereditieri, come capita qui: sessantamila dollari ereditati della mamma e persi per un “glitch”, un difetto del sistema elettronico che ha provocato un crollo in borsa delle azioni di una certa società IBIS. Siamo in America, paese della libera iniziativa, quindi il nostro giovanotto invece di riunirsi in associazione prende una pistola e un giubbotto esplosivo, si finge fattorino, irrompe sul set televisivo e chiede la pelle del conduttore-broker. La regista dello show – Julia Roberts che dirige via auricolare George Clooney come Gianni Boncompagni dirigeva Ambra – non spegne le telecamere. Anzi: chiede di abbassarne una, per toglie l’ombra sulla faccia del giovanotto sbraitante (il quale si presta, ovvio, aveva accettato anche il microfono). Uno che cercava investimenti sicuri come i soldi sotto il materasso, disposto a seguire i consigli di un guitto che si presentava in tv vestito da mago, con due ballerine a fianco (Mr. Clooney con i balletti se la cava così così, aveva dimostrato molta più classe Richard Gere in “Chicago”). Quando “Money Monster” tenta di spiegare come funziona la borsa, incitando i telespettatori a comprare azioni per farne salire il valore, scoprirà che la teoria è una cosa e un’altra la pratica. Intanto lo show si è trasformato in un mostro televisivo, tra canale all news, vita in diretta, melodramma, chi l’ha visto? (l’amministratore delegato della IBIS non si trova e non risponde al cellulare), tv del dolore, siparietti comici (i maghi degli algoritmi si fingono orientali parlando male inglese con voce deformata). Il sottotitolo che spiega al popolo un titolo non immediatamente comprensibile va come sempre nella direzione sbagliata, sembra suggerire il bis di “La grande scommessa”. A meno di non intenderlo così: “L’altra faccia del denaro siamo noi”. Sarebbe più saggio e in linea con il film.

 

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