UNA NOTTE CON LA REGINA

UNA NOTTE CON LA REGINA

Cosa facevano le principesse Elizabeth e Margaret mentre il regale genitore Giorgio VI dava l’ultima ripassata – da ex balbuziente che oltre a seguire il filo del discorso doveva governare l’ansia – al suo discorso di fine Seconda guerra mondiale? Sappiamo della balbuzie, e della sua guarigione, da un altro film: “Il discorso del re” diretto da Tom Hooper (ebbe l’Oscar, il regista ci ha riprovato quest’anno con “The Danish Girl”, non è andata altrettanto bene). Sappiamo del logopedista che per curare l’impiccio linguistico spinse il sovrano a esercizi ridicoli per il suo rango (l’attore era Geoffrey Rush). Archiviato Colin Firth, in “Una notte con la regina”, il re ormai salvo dalla timidezza è Rupert Everett (quasi irriconoscibile). A fianco la consorte, con indosso un golfino colore del gin Bombay Sapphire (assieme all’acqua tonica, passione della futura regina madre, qui però Emily Watson si limita a insistere sull’ora concordata per il rientro). Le due rampolle si vestono eleganti per festeggiare la vittoria degli alleati, come tutti i britannici (e tutte le persone assennate al mondo). E’ l’8 maggio del 1945, Elisabetta aveva 19 anni, la sorella Margaret ne aveva 14, uscivano per la prima volta da Buckingham Palace. Un po’ più scortate di quel che il film suggerisce: le separava e proteggeva dai sudditi festanti e ubriachi una squadretta di dodici persone (qui sono due, non sveglissimi e decisi a prendersi la loro parte di divertimento, ammucchiandosi nei bordelli). Julian Jarrold si prende tutte le libertà del caso, il film diverte anche nella sua prevedibilità: fissati i punti, li unisce sfruttando ogni occasione per creare incidenti comici e per suggerire “povere principesse, poi per forza crescono e si intristiscono. Margaret è già propensa a mettersi nei guai, conosce i posti dove bisogna andare, gli occhioni e le guance paffute di Bel Powley sono uno spasso. Elizabeth è più saggia, anche se ricorderà il bagno di folla con un po’ di terrore. Uscì in divisa, non con l’abitino di broccato rosa sfoggiato nel film da Sarah Gadon: angelico faccino scoperto da David Cronenberg (in “A Dangerous Method” era la moglie di Jung, la rivedremo anche in “22.11.63”, la serie tratta dal romanzo di Stephen King sul caso JFK). L’epoca è ricostruita al risparmio, perfino lo scarso budget finisce per risultare divertente.

 

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