LA COMUNE

LA COMUNE

Strano regista, Thomas Vinterberg. Nel 1998 aderì al voto di castità cinematografica Dogma 98. Fu l’altro danese Lars von Trier ad avere l’idea, oggi gira meno film perché gli manca l’aiutino fornito dalle droghe e dall’alcool: il bellissimo “Dogville” lo scrisse da strafatto in dodici giorni, il meno interessante “Nymphomaniac” lo scrisse da sobrio in 18 mesi. Vinterberg colpì al cuore tutti quelli che amano il cinema con “Festen”, tremendissimo ritratto di famiglia con padre pedofilo, rivelato durante uno dei più tragici festeggiamenti mai visti al cinema. Giusto per ricordare il tono, a chi lo avesse dimenticato: quando i figli ormai adulti chiedono al padre “perché lo hai fatto?” si beccano come risposta “perché non eravate buoni a nient’altro”. Tanto cinismo si squaglia quando il regista nato nel 1969 ripensa alla propria infanzia, trascorsa in una comune anni Settanta, e qui ricostruita a partire da una pièce teatrale con lo stesso titolo, sempre firmata dal regista. Non usciamo mai dalla villona a Copenhagen, ereditata e troppo grande per una sola coppia, dove la comune si insedia con i completi di velluto, gli abiti a fiori, i dolcevita e i baffi d’ordinanza. C’è anche l’extracomunitario che non ha i soldi per pagare l’affitto, e l’assemblea è sul punto di respingerlo – ogni richiedente stanza è sottoposto a domandine, si vota per alzata di mano. Ma lui si mette a piangere – come a suggerire “non mi volete perché sono nero e povero” – e viene accolto all’unanimità (rifarà il giochino tutte le volte che serve). La comicità è del tutto involontaria, la coglie soltanto lo spettatore non complice. Lo sguardo di Thomas Vinterberg è commosso e partecipe, sempre. Quando all’ordine del giorno c’è “nessuno segna le birre che prende dal frigo”. Quando si discute l’acquisto di una lavastoviglie, pericoloso cedimento che allontana dalla purezza rivoluzionaria. Quando il marito della coppia ex proprietaria della villa – con astuta mossa, ne hanno spartito la proprietà tra i comunardi e non l’avranno mai indietro – si porta a letto la bionda studentessa di Architettura cominciano i guai seri, con pianti e strepiti. La nuova fidanzata viene calorosamente accolta – chi oserebbe votar contro? La moglie spera che lui ogni tanto sbagli camera da letto, nella notte. Sarebbe patetico, se non fosse anche un po’ noioso.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi