COME SALTANO I PESCI

COME SALTANO I PESCI

Consigli a un giovane regista, per girare un film pulito e meno compiaciuto. Non c’è bisogno, ogni volta che succede qualcosa – una telefonata, una rivelazione, una battuta perfino – di indugiare sui piani d’ascolto. Come certe interviste vengono benissimo (alla radio soprattutto) anche se l’intervistatore taglia di netto le proprie domande, così la tensione drammatica sale benissimo anche se chi è affranto non fa la faccia affranta, e magari si tiene la testa tra le mani. Se c’è una sorpresa, è inutile indugiare sulla faccia sorpresa (che poi a certi attori italiani non riesce neanche benissimo), e meno che mai c’è bisogno di far dire all’attore “questo non me l’aspettavo”. Andrebbero evitate – questo consiglio va girato alle sceneggiatrici Paula Boschi e Serena De Angelis – anche certe frasi melodrammatiche dopo un incidete stradale: “Si è scontrata contro lo schifo di vita che tu le hai dato”, frasi che esistono nei film con poco orecchio per il dialogo, mai nella vita, ed è dovere del regista – se proprio non è riuscito a cancellarle dal copione – tagliarle in fase di montaggio. Seguendo i consigli (una volta fornirli era compito dei produttori) “Come saltano i pesci” sarebbe durato mezz’oretta meno: il giusto per la storia che aveva da raccontare, senza bisogno di riprendere le scene in discoteca al rallentatore. D’accordo, anche il direttore della fotografia Sandro De Pascalis voleva le sue soddisfazioni: ma è compito del registra “suonare l’orchestra”, come diceva Steve Jobs ai sottoposti e ai programmatori che gli chiedevano “tu, esattamente, che strumento suoni? e perché ci prendi a calci in culo ogni minuto?”. Diamo consigli ad Alessandro Valori perché i produttori avrebbero dovuto imporre tagli (e smorzare le musiche melodrammatiche) per valorizzare quel che di buono esiste. Una trama, innanzitutto, e un modo di raccontarla che non sarà originalissimo – i pezzi del puzzle che vanno insieme piano piano – ma dimostra almeno che qualcuno si è posto il problema. E personaggi di contorno deliziosi come le due vecchiette. E Biagio Izzo che ringrazia per averlo tirato fuori dalla finta froceria da cinepanettone. E una debuttante brava, bella e simpatica come Maria Paola Rosini, sindrome di down e un gran bello spirito anche quando risponde alle interviste. La scena con la mucca poteva indicare la retta via.

 

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