AVE, CESARE!

AVE, CESARE!

O un cuore di pietra (cinematografico, vale a dire una totale indifferenza alla recitazione, alla messa in scena, alla scrittura). O un’ignoranza così clamorosa della storia del cinema che neanche osiamo sospettarla in chi fa questo mestiere. Sono le uniche accettabili giustificazioni per uscire da “Ave, Cesare!” avanzando riserve sulla trama e sull’importanza del film nella carriera dei Coen (e del resto, a dirla tutta ora che il reato è caduto in prescizione, neppure l’incantevole “A proposito di Davis” aveva scatenato l’entusiasmo che meritava). Con l’aggravante che questo film sul cinema fa coppia – per temi e luoghi e dibattito sul ruolo degli sceneggiatori a Hollywood – con “Barton Fink”, dai toni senz’altro più tragici. E qui ricacciamo indietro un altro cattivo pensiero: non saranno le risate copiosamente distribuite a far scendere le stellette? (forse no: all’anteprima milanese ridevamo solo noi). I fratelli Coen ricostruiscono gli anni 50 hollywoodiani con perizia maniacale, spinta fino alla merenda per le comparse e all’assortimento di cartoleria preferito dai cattivi che rapiscono George Clooney – nel film, un attore con dentiera in gonnellino e calzari da centurione romano – e chiedono un riscatto firmandosi “The Future”. Lo hanno drogato sul set di “A Tale of the Christ”, pellicola messa in cantiere da uno studio che vuole darsi un tono e dimostrare che non pensa solo al divertimento delle masse. Lo spicciafaccende – potrebbe essere un’adeguata traduzione per “fixer”, insomma un Mr Wolf che risolve problemi – si chiama Eddie Mannix. E’ realmente esistito, ma a partire dal nome i Coen lavorano di fantasia, ricostruendo l’industria che in uno studio girava un musical acquatico con Esther Williams (la ninfa degli antipodi è Scarlett Johansson furiosa con il “culo di pesce” che la stringe in una morsa vista l’incipiente gravidanza) e nello studio a fianco una commedia sofisticata in bianco e nero. Su quel set finisce un cowboy canterino, incapace di recitare con la pronuncia richiesta dal regista con sciarpetta Ralph Fiennes. Su un altro set, Channing Tatum balla il tip tap con molti ammicchi su come fanno i marinai. I due son così geniali che riescono a mettere questo film nella scia di “A Serious Man”: c’è qualcuno lassù? e se c’è perché non si fa vivo più spesso?

 

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