ZOOLANDER 2

ZOOLANDER 2

Si è sposato con se stesso, in Italia si può fare”. Così viene introdotto il supermodello “Tutto”, tanto androgino che non ricorda se ha “la salsiccia o la patatina”. La precisazione tocca a Owen Wilson, pure lui modello con il nome di Hansel McDonald, ma di un’epoca  molto precedente ai matrimoni non misti. Il primo “Zoolander” – come Derek Zoolander, uomo da passerella “bello bello bello in modo assurdo” quanto stupido – era del 2001. Il passaparola ne decretò il successo, da tempo si parlava di un sequel. Arriva dopo tanti annunci, ambientato a Roma e con una lista di camei – oltre che di celebrità “nella parte di se stessi”, da Sting a Anna Wintour – da far paura. Tra gli attori che fatichiamo a riconoscere, Kristen Wiig con gli abiti scultura e la faccia botulinata di Alexanya Atoz. O Fred Armisen – dalla serie tv “Portlandia”, sui fricchettoni di Seattle – nella parte del responsabile social media arruolato a 10 anni (ora ne ha 11). Sforacchiato da più proiettili di quelli che siamo riusciti a contare, muore a Roma Justin Bieber: invece dell’ultimo rantolo, un selfie con la posa che rese celebre Derek Zoolander. Per distinguerla dalle altre, un sofisticato computer confronta la linea delle sopracciglia: questa una “Blue steel”, questa una “Magnum” che ferma i proiettili, questa una “Aqua vitae”. Se pensate che bisogna sapere troppe cose pregresse – trattasi in fondo di commedia demenziale – è molto probabile che “Zoolander 2” non incontrerà il vostro gusto. Bisogna avere una certa predisposizione per ridere all’idea che Owen Wilson sia sposato con un’orgia. Maschi e femmine, belli e brutti, grassi e magri, vecchi e bambini: ognuno brandisce un test di gravidanza e gli annuncia “aspetto un figlio tuo”. Lui scappa, e con lui lo spettatore poco disposto a divertirsi con un hotel lussuoso che si chiama “TheCaca”, ed è fatto con i rifiuti, come tra i rifiuti si organizzano le sfilate di moda. Gli stilisti vengono presi in giro pesantemente, ma hanno accettato il gioco comparendo come incappucciati (concorre al demenziale una parodia del “Codice da Vinci”). Il divertimento è strettamente personale, non cerchiamo di fare proseliti. Segnaliamo che l’indossatore androgino di Benedict Cumberbatch è stato contestato dalle associazioni preposte, con richiesta di boicottaggio. Neanche fosse l’unico esemplare umano sbeffeggiato qui

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi